CONDIVIDI

La Francia è uno dei Paesi che meno ha preso seriamente la gravità del Coronavirus, la testimonianza degli italiani all’estero

Coronavirus italiani all'estero

Con 44.055 casi totali, 3.024 decessi e 7.927 guarigioni la Francia si posiziona attualmente al 6° posto per contagi. Tuttavia i francesi non si stanno ben rendendo conto della situazione. A raccontarlo, Valentina, una ragazza di Roma che vive nella Zona est di Parigi, dopo Vincennes: “Sono in Francia da poco più di un anno, mi trovo bene avendo trovato una realtà tranquilla, facile. Sono una persona ansiosa dal punto di vista burocratico, qui per fortuna c’è sempre una soluzione a tutto. Ho l’Università in Italia, quindi ho vissuto tanti problemi burocratici, ma qui c’è sempre qualcuno che ti ascolta, che è disponibile. C’è anche una certa tranquillità dal punto di vista lavorativo, molti più posti di lavoro, c’è un sistema molto più meritocratico”.

Come state vivendo l’emergenza COVID-19 a Parigi: quali misure sono state adottate?

“Sono stata in Italia fino al 14 febbraio per un esame all’Università, quando sono tornata in Francia ho raccontato che in Italia ci sono stati diversi controlli, mi hanno misurato la febbre ed i colleghi ci hanno etichettati come esagerati. Ne parlavo in ufficio perché il mio capo è ossessionato dalla salute, ma tutti i colleghi scherzavano sulla situazione. Non se n’è mai parlato veramente con serietà fino ai primi di Marzo, sembrava una cosa che succedeva solo in Italia, perché ci sono più anziani. In Francia a volte si sentono invincibili, intoccabili. Una cosa che sto notando è che nei media francesi non si parla dei sistemi sanitari francesi – ovviamente esistenti, molto simili a quelli italiani – ma dei problemi negli ospedali italiani e spagnoli”.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE > > > “Francia al fianco dell’Italia, basta UE egoista”: le parole di Macron

Coronavirus ed italiani all’estero: la situazione in Francia

Macron
(photo Getty Images)

In molti pensano che la portata dell’epidemia, almeno nelle sue fasi iniziali, sia stata sottovalutata dal governo francese. Che idea ti sei fatta?

“In Italia l’hanno presa più seriamente, c’è stata più paura. La popolazione si è resa conto del pericolo e le autorità politiche hanno agito, in Francia è successo l’opposto. Si parlava di quarantena il 10 Marzo, venerdì 13 sono andata per l’ultima volta a lavoro, il giorno dopo Disneyland – per cui io lavoro – mi ha imposto di non andare a lavoro lunedì. La quarantena ufficialmente è cominciata il 16 marzo alle 12:00, ma fino ad allora la vita era completamente normale, nonostante vista la situazione nella vicina Italia. La Francia era totalmente impreparata, io forse sono arrivata più tranquilla psicologicamente sentendo i parenti in Italia”.

“Qui non si sente troppo il cambiamento, lo smart working è la normalità. Le norme di sicurezza da rispettare in Italia, non sono come qui, la gente fa finta di niente. Io ed il mio ragazzo usciamo solo per attraversare la strada ed andare a casa della sua famiglia, ma qui la gente esce senza problemi a fare jogging, come se nulla fosse: la gente non si rende conto. Possiamo fare la spesa anche in coppia, non è tanto restringente quanto in Italia. Sul sito del Governo c’è dichiarata la possibilità di fare spostamenti brevi, per attività sportive, di massimo un’ora. Inoltre non ci sono restrizioni per convocazioni in Tribunale di tipo giuridico o amministrativo”.

Tamponi, supermercati ed italiani a Parigi. Com’è la situazione?

“In Francia i tamponi sono un mistero: esiste un numero verde da chiamare, ti chiedono se sei stato in Iran, Cina o Italia, se la risposta è negativa, dicono che non c’è bisogno del tampone. Ovviamente non ci si può presentare al Pronto Soccorso. Ho letto di una comparazione del metodo dei tamponi tra Francia e Germania, un medico francese ha difeso la sanità francese dicendo che il tampone non viene sviluppato da laboratori privati, ma da quelli pubblici, quindi non ci sono abbastanza tamponi”.

“Nei supermercati francesi ci sono stati due momenti di panico: il primo il 16, il giorno dopo averci messi in quarantena e poi questo weekend che si prevedeva un prolungamento della quarantena. La pasta è introvabile, non c’è troppa carta igienica e mancano per la maggior parte i prodotti italiani. In particolare lunedì 16 mancava di tutto, ma è stato un errore di comunicazione dal Governo”.

“La prima settimana della quarantena noi italiani in Francia ed i francesi non ci rendevamo conto, la comunità italiana è stata più responsabile sotto un certo punto di vista, ma non abbiamo preso fino in fondo seriamente la situazione. C’è stata una situazione di panico, in particolare nella seconda settimana di quarantena, perché nessuno sapeva come muoversi e ci si è resi conto della gravità della pandemia e della probabile lunga durata. C’è stata una situazione analoga a quella accaduta a Milano, un sovraffollamento di stazioni di gente che cercava di scappare”.

Coronavirus, il governo in Francia

Macron
Macron (Via Getty)

Avrai sentito di Conte e le sue conferenze. Com’è la comunicazione governativa in Francia?

“Macron non si è espresso molto come fa Conte in maniera diretta con i cittadini. Ha fatto una sola diretta per annunciare la quarantena e le regole da seguire in questo periodo. A livello comunicativo è di certo molto inferiore rispetto a Conte, è molto distaccato. Conte vive in prima persona la situazione, cerca di tenere su il morale agli italiani, Macron invece ha cominciato a dire “Noi siamo in guerra” più volte, utilizzando un vocabolario più tragico”.

Per quanto riguarda l’economia, invece?

“Per quanto riguarda gli aiuti per le imprese è ancora tutto in stato confusionale, nulla di ben definito. Le piccole imprese devono richiedere aiuti, ma non è stato ancora dichiarato in che modo, quali sono le procedure. Per la Partita IVA, ho avuto la possibilità di dichiarare 0 per il mese di Febbraio di modo da non dover pagare nulla a Marzo. Questo salva tutti i freelancer come me che ho un e-commerce, Minimo, che produce cover indossabili per cellulari. Fortunatamente non ho dipendenti, ma in questo momento spaventa poter pensare a qualcuno con dei dipendenti che deve affrontare un certo tipo di spese ed ha la responsabilità delle persone che lavorano. Il nostro problema principale è che il sistema di poste non è assicurato, quindi non possiamo inviare prodotti, anche la produzione è rallentata. Lo spazio mediatico è ovviamente ridotto vista l’affluenza di notizie che, giustamente, riguardano il Coronavirus”.

Tutti gli aggiornamenti sul CORONAVIRUS sul nostro canale TELEGRAM >>> https://t.me/covid19LiveINEWS24