Coronavirus, spiegarlo ai bambini e rassicurarli: “Lasciarli esprimere e rispondere alle loro domande”

L’isolamento e lo stravolgimento della quotidianità dovuti alla lotta al Coronavirus interessano inevitabilmente anche i bambini. I consigli del neuropsichiatra infantile per gestire al meglio la situazione.

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Il protrarsi della quarantena e del distanziamento sociale, misure indispensabili per rallentare l’avanzata del virus e scongiurare il collasso del sistema sanitario, inizia inevitabilmente a causare disagi anche nella gestione quotidiana dei più piccini. Oltre all’assenza della scuola, perno della routine giornaliera dei bambini, c’è l’impossibilità ad avere valvole di sfogo come gli amici o un semplice parco giochi in cui correre.

Abbiamo contattato il dott. Alexis Mongelli dell’Institut Mutualiste Montsouris, neuropsichiatra infantile romano trapiantato a Parigi da diversi anni dove vive e lavora con la moglie e due figli di 5 e 9 anni, per capire quali sono le linee guida da seguire con i più piccoli e i campanelli d’allarme a cui i genitori devono prestare attenzione.

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Coronavirus, rassicurare i bambini: “Spesso più preoccupati dal malessere dei genitori che dalla situazione in sé”

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In un modo o nell’altro i bambini sentono i telegiornali che vedono gli adulti. Qual è il modo migliore per spiegargli cosa sta accadendo? 

Credo sia necessario premettere che le condizioni attuali legate alla pandemia dovuta al Covid sono inedite e che ci stiamo confrontando tutti a condizioni totalmente nuove. È importante lasciar esprimere i bambini e rispondere alle loro domande. Non bisogna forzare la discussione se il bambino non desidera affrontare l’argomento.

Prima di rispondere i genitori dovrebbero domandare ai bambini cosa sanno sulla questione ed in un secondo tempo riformulare o completare l’informazione. È importante risponder loro con frasi chiare e semplici. Bisognerebbe esporre il meno possibile i bambini ai media tantomeno in assenza di un adulto.

Quali sono i comportamenti da evitare e quali invece quelli raccomandati per rassicurare i più piccoli?

È bene non vietarsi di esprimere le proprie emozioni e sensazioni, evitando gli eccessi emozionali. I bambini percepiscono fortemente lo stress dei loro genitori e sono spesso più preoccupati dal malessere di questi ultimi piuttosto che dalla situazione in sé.

Si deve rassicurare il bambino sulla sua sicurezza: ad esempio dirgli che riceverà cure appropriate se dovesse ammalarsi e dirgli che i bambini molto raramente soffrono di forme severe di Covid-19. Se un bambino dovesse essere stressato o impaurito è possibile parlare con lui delle sue emozioni e rassicurarlo sul fatto che la paura è un’emozione normale e naturale.

Esempi di domande da porre possono essere: “quand’è che hai paura?” “In che modo (pensieri, immagini, sensazioni corporee)?” “Che cosa la fa diminuire?”

Oltre alle domande è importante anche fornire dei feedback, ricordarsi di fare dei complimenti ai figli quando si è soddisfatti del loro comportamento (“ma che bravo che hai fatto giocare con te la tua sorellina”).

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Irritabilità, incubi e regressione nei comportamenti: i segnali da cogliere

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Quali sono i segnali più importanti, che un genitore deve saper cogliere, che possono segnalare disagio o insicurezza nei più piccoli?

Se vengono notati dei segni marcati di ansia e depressione (preoccupazione eccessiva, tristezza dell’umore o grande agitazione) è importante contattare un professionista della salute mentale. Se da un lato non bisogna banalizzare le manifestazioni di malessere psichico del bambino, dall’altro non si deve cadere nell’eccesso inverso.

Nei bambini al di sotto dei 6 anni è importante cogliere segnali come la paura di restare da soli, essere più “incollati” ai genitori, incubi frequenti e ricorrenti, modificazioni dell’appetito, aumento delle crisi di collera e irritabilità e una regressione nei comportamenti (parlano come bebè, reclamano nuovamente il biberon, enuresi ed encopresi).

In quelli più grandi, dai 6 ai 12 anni, i campanelli di allarme – oltre a parte di quelli sopraelencati – possono essere i comportamenti aggressivi, dolori alla testa e allo stomaco, una maggiore ricerca dell’attenzione dei genitori e la difficoltà nel mantenere la concentrazione.

Per i più piccoli, anche durante l’inserimento all’asilo nido ad esempio, è considerata molto importante la routine quotidiana, scandita da precise attività e rituali. Come si può conciliare ciò con il momento che stiamo vivendo?

È essenziale strutturare le giornate pianificando attività fisiche che possono essere svolte in casa (ad esempio lo yoga), mantenere un ritmo regolare come l’ora di andare a letto, i pasti e l’esercizio fisico. Incoraggiare i bambini a partecipare a compiti domestici per dargli il sentimento di aver svolto qualcosa di positivo anche per la famiglia. Prevedere attività familiari gradevoli come dei giochi e dei film. È molto importante permettersi di ridere e passare dei bei momenti insieme. Essenziale mantenere una alimentazione sana ed una buona igiene di vita.

Se possibile mantenere il contatto via telefono ed internet con parenti, amici dei genitori e dei bambini. Per i bambini che vanno a scuola, un ruolo importante lo gioca anche la didattica a distanza.

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“Identificare almeno tre momenti positivi nell’arco della giornata”

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Un consiglio ai tanti genitori “sull’orlo di una crisi di nervi”, tra smart working, file ai supermercati e piccoli reclusi in casa? C’è oggettivamente un rischio per la “tenuta psichica” delle persone man mano che l’isolamento domiciliare va avanti?

Come dicevo prima è importante mantenere una buona igiene di vita e ritmi regolari, curare quindi l’alimentazione e l’esercizio fisico, limitando il consumo di alcol e tabacco soprattutto prima di andare a dormire. Dobbiamo prevedere ogni giorni delle attività gradevoli, come ascoltare della musica, leggere, guardare un film o semplicemente farsi un bagno o telefonare agli amici.Fare in modo di identificare almeno tre momenti positivi nell’arco della giornata.

Infine è fonfamentale identificare delle persone con cui condividere le proprie emozioni, dolori e preoccupazioni ma anche condividere i momenti piacevoli. Mantenere il contatto con i propri cari e autorizzarsi ad esprimere i propri bisogni alle persone vicine.

Purtroppo il rischio c’è ed è molto probabile che noi professionisti della salute mentale, una volta terminata o perlomeno contenuta questa pandemia, avremo ad occuparci delle conseguenze su adulti, adolescenti e bambini. Non bisogna dimenticare che molte persone vivono già in condizioni precarie di varia natura e il prolungarsi dell’isolamento, delle conseguenze economiche e dell’incertezza, rischia di compromettere equilibri già fragili in condizioni “normali”.

Infine un pensiero sulla Francia, com’è la situazione attualmente e come sta vivendo la gente con le restrizioni necessarie al momento?

 Direi che la situazione attuale è sovrapponibile a quanto accade in Italia, solo che abbiamo qualche settimana in meno di isolamento e restrizioni. Probabilmente, per indole “nordica” ma posso solo parlare di Parigi, il cittadino medio ha accettato rapidamente di rispettare le importanti limitazioni imposte dal governo.

 

a cura di Marco Eremita

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