Coronavirus, italiani all’estero: “Qui in Florida i giovani non hanno compreso la gravità della situazione”

Gli Stati Uniti balzano al primo posto della triste classifica dei paesi con il maggior numero di casi positivi di Coronavirus. Il racconto degli italiani all’estero.

Coronavirus contagi
New York ai tempi del Coronavirus (photo Getty Images)

Nelle ultimissime ore gli Stati Uniti hanno superato Italia e Cina per numero di contagi da Covid-19, diventando a tutti gli effetti il maggior epicentro mondiale della pandemia. Sono tanti gli italiani che vivono oltreoceano e in molti – guardando le misure adottate dall’Italia – temono che negli Usa non si sia colta appieno la gravità della situazione.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Edoardo, nostro concittadino che da diversi anni vive a Tampa Bay, in Florida.

Da quanto tempo vivi negli Stati Uniti e come valuti nel complesso la tua esperienza all’estero?

Vivo negli States da poco meno di 6 anni; gestisco le vendite per la filiale americana di una piccola multinazionale Italiana. Mi trovo bene, le mie bambine sono nate qui, ci sono delle cose che funzionano molto meglio dell’Italia e altre, come la sanità, che funzionano bene finchè puoi permettertelo, ma che diventano impossibili per chi non ha i mezzi.

Come state vivendo l’emergenza COVID-19 in Florida: quali misure sono state adottate?

Misure poche e in ritardo rispetto al resto del mondo. Mentre molti retailers hanno chiuso in via preventiva, le ordinanze per le chiusure dei luoghi pubblici sono arrivate molto in ritardo. Ad esempio i ristoranti, per i quali prima si è ridotta la capacità al 50% per poi consentire esclusivamente consegne a domicilio e take away.

Se poi guardiamo le immagini delle spiagge affollate per lo Spring Break (la celebre settimana di vacanza primaverile degli studenti, ndr) della settimana scorsa, si capisce benissimo che il messaggio non è stato recepito, soprattutto dai giovani. Ma anche in California il week-end scorso le spiagge erano affollate nonostante il lockdown ufficiale.

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Coronavirus, italiani all’estero: “La gente vive grosso modo come prima”

Coronavirus italiani all'estero
Tampa Bay (Foto di Michelle Maria da Pixabay)

In molti pensano che la portata dell’epidemia, almeno nelle sue fasi iniziali, sia stata sottovalutata dal governo americano. Che idea ti sei fatto?

Dire che è stata sottovalutata la portata dell’epidemia è abbastanza riduttivo. Il fatto che oggi (l’altroieri, ndr) il Presidente abbia detto che entro Pasqua si deve ripartire perchè questo non è un Paese disegnato per stare fermo, lascia molto perplessi.

La gente sta rispettando le prescrizioni di isolamento domiciliare e distanziamento sociale? Qual è la situazione sulle spiagge della Florida?

Diciamo che in molte zone non sono state. Uscendo di rado – casa-lavoro-spesa-casa – riesco poco a vedere come si comportano le persone, ma anche nei supermercati sono uno dei pochi che fa lo slalom per evitare di stare troppo vicino alle altre persone. Il traffico è diminuito ma non come avrei pensato, quindi ad oggi le persone, almeno nella mia zona, fanno quello che facevano prima o quasi.

Che idea si sono fatti gli americani su come l’Italia sta affrontando l’emergenza e sulle misure restrittive adottate?

Inizialmente le misure sono sembrate eccessive, perchè qui era vista come una semplice influenza stagionale; poi si è pensato che i numeri italiani fossero alti per via della popolazione più anziana.

Si è parlato molto anche qui della sanità americana, con tamponi che almeno nella fase iniziale potevano costare anche 3000 dollari. Attualmente come stanno le cose?

Da quello che ho capito il test è gratuito per tutte le persone che presentano sintomi gravi; la forzatura al CDC (Center for Disease Control and Prevention) è stata fatta da una Democratica della California (Katie Porter, ndr) durante una riunione in commissione la settimana scorsa, richiedendo al direttore di renderlo gratis per tutti.

Per quanto riguarda i costi, per chi ha l’assicurazione, non dovrebbero esserci copay, ovvero il contributo che normalmente il privato versa anche quando coperto da Assicurazione medica, il cui ammontare varia in base al piano prescelto.

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“Nei supermercati mancano farine varie, pasta, carta igienica e detergenti”

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Tampa Bay (Foto di Chalo Garcia da Pixabay)

Vediamo un po’ ovunque foto e filmati di file interminabili fuori ai grandi supermercati americani; è effettivamente questa la situazione?

Ci sono state anche da noi, ma non come in California, almeno non qui. Ancora oggi dopo circa 3 settimane non si trovano facilmente carta igienica e scottex, farine varie, pasta e pollo (proteina animale più economica), acqua, detergenti vari, pannolini, ecc. La gente ha fatto incetta prima che venissero messi limiti di 1 o 2 pezzi a persona.

Ti senti spesso con parenti ed amici in Italia? Da osservatore esterno che idea ti sei fatto, anche attraverso i media, della delicata situazione italiana? 

Certamente, tutti i giorni via whatsapp sentiamo le nostre famiglie in Italia, i nostri amici e seguiamo via internet e in parte sui social media i provvedimenti presi dal governo. Ogni 2-3 giorni mi confronto anche con i colleghi in Italia e con il CEO per capire come muoversi in questo mercato traballante.

Vedo ancora molta poca coesione a livello nazionale e politico in un momento di estrema urgenza e criticità, ma vedo che non succede solo in Italia, c’è sempre chi cerca di tirare l’acqua al proprio mulino.

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