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Coronavirus: negli Usa più di dieci Stati starebbero valutando quali pazienti salvare in caso di insufficienza di letti. A rischio i più vulnerabili.

Coronavirus a New York, Usa
Coronavirus a New York, Usa (photo Gettyimages)

I criteri che le amministrazioni di più di dieci stati degli Usa avrebbero dato ai medici potrebbero escludere i più vulnerabili. Come riporta Avvenire, alcuni Stati federati degli Usa stanno valutando quali pazienti salvare in caso di insufficienza di letti in terapia intensiva. Il dato allarmante è che queste scelte potrebbero andare a mettere a rischio le vite dei più vulnerabili. Infatti, in base a quanto riporta Avvenire, il Tennessee escluderà dalla terapia intensiva le persone affette da atrofia muscolare spinale. Lo Stato del Michigan darà la priorità ai lavoratori dei servizi essenziali. Ma c’è un altro dato preoccupante, un dato che proviene direttamente da Washington. Secondo quanto riporta Avvenire, Washington, insieme ad altri Stati come il Minnesota, il Colorado o quello di New York, valuterà il livello di abilità fisica e intellettiva, per intervenire o meno sul paziente.

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Usa: la “regola d’oro” per il Coronavirus

Coronavirus negli Usa
Coronavirus negli Usa (photo Gettyimages)

Tra i vari Stati federati a prendere le preoccupanti decisioni, fa scalpore l’Alabama. Infatti, come riporta Avvenire, nel documento emanato in materia, si fa precisamente riferimento a persone con disabilità psichiche, i quali sarebbero i candidati improbabili per la respirazione assistita. Parole come “capacità intellettiva”, “disabilità psichiche”, hanno messo chiaramente in moto diversi gruppi e organizzazioni che si sono appellate giustamente ai vari Governi affinché si possa intervenire e imporre alle Amministrazioni locali un principio importante, ovvero che tutti, anche i disabili, hanno il diritto a ricevere gli stessi trattamenti.

Anche gli Usa, come molti altri Paesi, sta prendendo in considerazione l’insufficienza di letti in terapia intensiva per far fronte al Coronavirus. C’è un altro principio, riporta Avvenire, che crea scalpore e, soprattutto, insicurezza nei più vulnerabili: il principio della “regola d’oro”. Attraverso tale principio, si chiede a un paziente se, in caso di insufficienza di mezzi salvavita, vuole avere la vita salva oppure cedere il suo posto a chi ha più probabilità di sopravvivenza. La pressione psicologica che tale principio impone è “inaudita”, sostiene Ari Ne’eman, docente al Lurie Institute for Disability Policy dell’Università Brandeis.

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F.A.

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