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Vaccino Coronavirus, un ricercatore italiano che sta lavorando in un team di ricerca statunitense fa il punto della situazione e detta anche i tempi

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Coronavirus, negli Usa si lavora ad un vaccino (Getty Images)

Vaccino Coronavirus, non ci sono ancora date certe sullì’arrivo di un metodo efficace per difendersi. Ma intanto sono diversi i team di ricerca che stanno lavorando in diversi studi del mondo e anche gli italiani stanno facendo la loro parte. Come il dottor Andrea Carfi che fa parte di un pool americano.

Lo scienziato guida il team di ricerca alla Moderna, società di biotecnologia che ha la sua base in Massachusetts. Una squadra che lavora in specifico sulle malattie virali e che in questo momento sta cercando di sviluppare un antidoto al Covid-19. Con delle tempistiche che lui è già in grado di anticipare, tenendosi dei margini.

Il vaccino contro il Coronavirus potrebbe essere pronto nel prossimo autunno, come ha svelato Carfi a ‘L’Espresso’. Questo perhé la ricerca è in corso, ma ha anche dei tempi tecnici di rispettare. Intanto però dieci giorni fa, il 16 marzo, il National Institute of Health (in pratica Istituto Superiore di Sanità) ha approvato la fase-1 della sperimentazione sull’uomo del nuovo vaccino.

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Coronavirus, 45 volontari per testare il vaccino ma la produzione è ferma

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Coronavirus, la ricerca continua (Getty Images)

Un passo fondamentale, anche perché alla squadra dei ricercatori erano serviti ‘solo’ 42 giorni per sviluppare un prototipo di vaccino. Adesso sono stati arruolati 45 volontari, tutti in buoni salute, ai quali è stato somministrato il vaccino. Lo scopo è quello di verificarne la tossicità e la tollerabilità per stabilire anche la reazione immunitaria contro il virus.

I test, con il passare dei giorni, saranno allargati ad un numero sempre più ampio di persone. Così partirà la fase-2 che si concluderà in autunno mentre la terza fase, con la produzione su  larga scala, partirà subito dopo. Inizialmente il vaccino sarebbe utilizzato soltanto per medici, infermieri e operatori sanitari. E se i risultati fossero sodfdisfacenti, potrebbe entrare in produzione entro la fine del 2021.

Come ha spiegato il dottor Carfi “stiamo lavorando su diversi fronti, incluso quella della produzione del vaccino in larga scala. Stiamo parlando di milioni di dosi da produrre e somministrare, dopo l’approvazione definitiva”. Il costo totale della sperimentazione superererà i 100 milioni di dollari. Ma la società che per prima riuscisse a svulupparlo ne trarrebbe benefici, non solo economici, anche maggiori.

 

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