CONDIVIDI

La pandemia di Coronavirus avanza inesorabilmente negli Stati Uniti, con numeri che potrebbero sorpassare a breve quelli italiani. Il prof. Michele Tagliati, neurologo e direttore di un centro d’eccellenza a livello mondiale, spiega le misure adottate oltreoceano.

coronavirus USA
Los Angeles Foto di David Mark da Pixabay

 Italia ombelico del mondo, nel bene e nel male, nella lotta all’epidemia da COVID-19. Se da un lato le altre nazioni guardano preoccupate ai numeri in aumento nel nostro paese, dall’altro le misure restrittive adottate vengono prese come esempio da seguire. La maggior parte dei paesi europei stanno lentamente allineandosi al “metodo italiano”, anche quelli inizialmente più scettici – per non dire spavaldi – come il Regno Unito di Boris Johnson.

Situazione diversa invece negli Stati Uniti, dove la pandemia – inizialmente sminuita e sottovalutata – sta incominciando ad avere proporzioni importanti, suscitando non poca preoccupazione nella popolazione. Abbiamo contattato il professor Michele Tagliati, direttore del Centro di Ricerca e Cura del Morbo di Parkinson e Vice-Primario del Dipartimento di Neurologia del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, per cercare di capire come stanno si sta affrontando la pandemia oltreoceano.

 POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> USA: Donald Trump firma nuovo provvedimento anti-Coronavirus

Coronavirus, il dott. Tagliati dagli USA: “Non risultano rischi specifici per i malati di Parkinson”

CORONAVIRUS USA
Il Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles (Cedars-Sinai.org)

 Da quanto tempo vivi negli Stati Uniti e in generale come giudichi nel complesso la tua esperienza di Expat?

Vivo negli Stati Uniti da quasi trent’anni, di cui quasi 20 a New York a gli ultimi 10 a Los Angeles. Faccio il medico neurologo e devo dire di aver trovato estrema soddisfazione sia nella carriera professionale che nella vita personale.

Dirigi un centro di eccellenza a livello internazionale sulla cura delle disfunzioni motorie legate a malattie neurologiche come il morbo di Parkinson; nello specifico c’è qualche rischio particolare legato al COVID-19 per le persone affette da queste patologie al di là dell’età nella maggior parte dei casi avanzata?

Questa è un’ottima domanda, che – come puoi immaginare – mi viene posta decine di volte ogni giorno dai miei pazienti. Ovviamente, con un’età media di circa 70 anni, la popolazione dei pazienti con malattia di Parkinson è particolarmente vulnerabile alle conseguenze meno desiderate della infezione da COVID-19, ovvero la polmonite virale e l’insufficienza respiratoria acuta.

Tuttavia – a parte l’età tipica della malattia – non includerei d’ufficio il Parkinson tra le cosiddette ‘condizioni pre-esistenti’, che sono quelle che debilitano il sistema immunitario e il sistema respiratorio. Non ci sono molti studi a riguardo, ma la capacità respiratoria dei pazienti di Parkinson non è fondamentalmente differente dai loro pari età senza malattia, almeno negli stadi lievi e moderati, quando possono ancora muoversi indipendentemente e fare esercizio fisico. Il sistema immunitario è stato studiato nel Parkinson in relazione alle teorie infiammatorie della patogenesi, che ipotizzano un fenomeno infiammatorio ‘silente’ come causa della malattia. Ebbene, pur con qualche anomalia, non sembra che il Parkinson impedisca all’organismo di montare una risposta immunitaria paragonabile a quella di un pari età.

Alcuni problemi potrebbero scaturire dalla difficoltà di fare esercizio giornaliero, che è indispensabile al mantenimento della mobilità e delle difese immunitarie in generale. Per cui, se l’attività all’aria aperta dovesse essere limitata per un periodo più o meno lungo, il paziente parkinsoniano, oltre a proteggersi dall’infezione praticando l’isolamento sociale, dovrebbe cercare di attrezzarsi per fare ginnastica a casa, ogni giorno. Spero di essere stato chiaro ed utile ai vostri lettori.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>>Coronavirus Usa, Trump contro i medici: è guerra dei numeri

Coronavirus negli USA: “Situazione negli ospedali ancora gestibile”

coronavirus usa
Los Angeles (Foto di JayMantri da Pixabay)

Come state vivendo l’emergenza COVID-19 in California: quali misure sono state adottate?

Devo dire che la COVID-19 non è ancora uniformemente percepita come un’emergenza, anche se 4 giorni fa il Governatore californiano Newsome ha emanato un’ordine definito “Stay at Home’ (“Stai a casa”) per limitare l’aggregazione pubblica e promuovere il distanziamento sociale, in maniera simile a quanto successo in Italia. Pochi giorni prima (il 15 marzo), il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti ha chiuso ufficialmente molti luoghi pubblici, a cominciare da bar, ristoranti, teatri, musei e palestre. Il traffico è diminuito sensibilmente, e la gente sembra aver capito la gravità della situazione, anche se durante il weekend si sono viste code di macchine nelle zone balneari che hanno preoccupato non poco le autorità.

La situazione negli ospedali è ancora gestibile, ma non so quanto durerà, perché I casi stanno aumentando a vista d’occhio e – se è vero che abbiamo strutture ospedaliere di prim’ordine – la rapidità di diffusione della malattia e la massa di contagiati che necessiteranno cure intensive metterà a dura prova la capienza, il personale e le scorte di materiale protettivo.

In molti temono che il Presidente Trump abbia almeno inizialmente sottovalutato la portata dell’epidemia e che il suo intervento non sia stato abbastanza tempestivo. Cosa ne pensi? Vi sentite tutelati in questo momento?

Dire che Trump ha inizialmente sottovalutato la portata dell’epidemia è un eufemismo.  Sin dall’inizio, il Presidente è sembrato unicamente preoccupato della sua campagna elettorale o del mercato azionario, definendo l’epidemia una ‘hoax’ (una truffa) perpetrata dai democratici per danneggiare la sua immagine in vista delle elezioni. Purtroppo questo atteggiamento ha non solo ritardato l’intervento governativo in termini di prevenzione, ma ha soprattutto ‘sdoganato’ tutta una serie di comportamenti socialmente pericolosi con aggregazioni di ogni genere che stanno risultando in un’esplosione delle infezioni nelle maggiori città statunitensi. Solo a New York si sono contati oggi 5,000 nuovi casi per un totale di oltre 20,000. E ti posso assicurare che sono molti, ma molti di più, visto che qui (come credo anche in Italia) si testano solo i sintomatici conclamati e neanche tutti.

Per rispondere alla tua ultima domanda, non penso che né Trump, dalla cui proverbiale incompetenza non mi sono mai assolutamente sentito tutelato, né le autorità locali sono state capaci di sfruttare il vantaggio di tre mesi conferito dalla conoscenza dell’epidemia scaturita dalla esperienza cinese, coreana e italiana. È come se – sapendo che un uragano si stava inesorabilmente avvicinando alle nostre coste – si siano lasciate le finestre aperte sperando che in qualche modo si fermasse da solo. Una follia collettiva.

Distanziamento sociale in California: “La gente qui è un po’ più disciplinata”

Negli Stati Uniti e in California in particolare, la gente sta rispettando le prescrizioni di isolamento domiciliare e distanziamento sociale? Sui celebri lungomare di Malibù o Santa Monica qual è la situazione?

Abbastanza. La gente è un pochino più disciplinata di natura qui e, nonostante qualche visita di troppo alle spiagge durante il weekend, il traffico e’ diminuito drasticamente e non si vede quasi nessuno in giro in citta’. E quelli che incontrano ti evitano cortesemente ma accuratamente, mai avvicinandosi a meno di 2 metri. C’è da dire che Los Angeles è una citta’ geograficamente molto dispersa sul territorio, la gente non fa la passeggiata in centro come da noi, ma va in macchina da un punto all’altro. Quindi è un po’ più facile ottenere l’effetto di distanziamento sociale che può frenare la diffusione del contagio.

Che idea si sono fatti gli americani su come l’Italia sta affrontando l’emergenza e sulle misure restrittive adottate?

Non penso che la maggior parte degli americani abbiano prestato troppa attenzione a quello che stave succedendo in Italia, a parte l’ovvia preoccupazione e costernazione per I numeri crescenti delle infezioni a delle tragedie socio-sanitarie. Purtroppo, non hanno capito che sarebbe arrivato presto anche qui e hanno perso un’occasione d’oro per imparare in anticipo cosa fare.

Le misure restrittive cominciano ad essere applicate anche qui, e sono curioso di vedere come verranno accettate dal cittadino americano, tipicamente rispettoso delle leggi ma anche molto geloso della sua liberta ed indipendenza dalle ingerenze governative.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>>Trump e la lotta al Coronavirus: “Sono un presidente in guerra”

Coronavirus negli USA: “Il problema dei tamponi non è mai stato il costo, ma che non esistevano”

Avviso dell’inizio delle lezioni virtuali in USA (via Getty Images)

Si è parlato molto anche qui della sanità americana, con tamponi che almeno nella fase iniziale potevano costare anche 3000 dollari. Attualmente come stanno le cose, cosa cambia durante l’emergenza per le classi sociali più deboli spesso sprovviste di una assicurazione privata? Le cure riguardanti il COVID-19 sono garantite per tutti?

Il problema dei tamponi non e’ mai stato il costo, ma proprio il fatto che non esistevano. Pare che la CDC (l’agenzia governativa di controllo delle malattie infettive) abbia inizialmente rifiutato di adottare I tests forniti dalla Organizzazione Mondiale della Sanita’ in favore di prodotti autoctoni. Purtroppo (per noi) gli iniziali tamponi si sono rivelati inadeguati ed hanno creato un ritardo imperdonabile (ed ormai incolmabile) delle operazioni di prevenzione e soppressione della diffusione del virus.

Per quanto riguarda le cure, ci sara’ sicuramente una disparita’ sociale, dovuta non solo al fatto che molti individui non sono assicurati (e per fortuna che Trump non e’ riuscito a sfasciare completamente Obamacare), ma anche dal fatto che molti dei cittadini piu’ deboli hanno l’abitudine di andare al Pronto Soccorso invece che dal medico (che costa). L’affollamento dei Pronto Soccorso, dove ovviamente si reca anche gente che ha problemi medici di tanti altri tipi, creera’ ulteriori rischi di diffusione del contagio, a meno che non vengano attuate – e in fretta – specifiche procedure di triage.

Le cure sono garantite a tutti ed interventi parlamentari, come quello di Katie Porter (democratica della California), hanno ‘costretto’ il governo a promettere cure gratis a coloro (e saranno tantissimi) che si ammaleranno di COVID-19.

Vediamo un po’ ovunque foto e filmati di file interminabili fuori ai grandi supermercati americani; è effettivamente questa la situazione? 

Li ho visti anch’io, ma non sono sicuro dove siano stati filmati. Ho visto code a Los Angeles, ma non chilometriche. Devo ammettere però che, per ora, al supermercato non devo andare più di tanto perché – sensibilizzato da quello che stava succedendo in Italia – ho preparato in anticipo un scorta di cibo e furniture (ma non la carta igienica! ride, ndr) che dovrebbero bastare a me e ai miei figli per un paio di settimane in caso di estrema emergenza.

Dott. Tagliati: “Sentire parenti e amici in Italia è come vedere il futuro in anticipo”

Ti senti spesso con parenti ed amici in Italia? Da osservatore esterno che idea ti sei fatto, anche attraverso i media, della delicata situazione italiana?

Mi sento spessissimo con amici e parenti in Italia, sia per accertarmi delle loro condizioni fisiche e psicologiche che per capire ed imparare in anticipo quello che potrebbe succedere qui. E’ come essere in grado di vedere il futuro in anticipo, anche se purtroppo non ci sono lotterie da vincere. La situazione italiana mi sembra anch’essa il frutto di ritardi imperdonabili nell’affrontare una situazione che era nota per lo meno dagli ultimi giorni di gennaio, quando il governo emanò lo stato di emergenza.

Perché si sia ancora giocato a calcio in stadi gremiti fino alla fine di febbraio e non si sia agito in maniera tempestiva e precoce è davvero un mistero (o forse non lo è…). E magari mi fermo qui, perché la situazione è grave e non voglio creare polemica ma solo augurare a tutti un futuro migliore senza virus, senza misure restrittive e senza recessioni economiche.

a cura di Marco Eremita

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Usa: prima vittima minorenne a causa del Coronavirus

Tutti gli aggiornamenti sul CORONAVIRUS sul nostro canale TELEGRAM >>> https://t.me/covid19LiveINEWS24