Coronavirus: disdette di viaggi, scuole e palestre. La guida su come fare

Coronavirus: ecco la guida sulle disdette per abbonamenti per palestre, scuole e viaggi

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Covid-19, Londra sconsiglia di viaggiare in Italia: quarantena per chi torna (Foto: Getty)

L’arrivo del coronavirus con il conseguente ‘lockdown‘, seppur necessario, sta portando a diversi contenziosi tra consumatori e fornitori di servizi. I più frequenti riguardano le disdette di viaggi e tutto ciò che ne consegue, abbonamenti in palestra e corsi d’istruzione. Su diverse situazioni usciranno regole per i rimborsi stabilite dagli stessi Decreti pubblicati in questi giorni dal Governo, mentre per altre va fatto riferimento alle regole generali contenute nel Codice Civile e nel Codice del Consumo.

Generalmente, chi paga per un servizio che successivamente non viene effettuato non per colpa sua, ha diritto di essere rimborsato. Non lo è nemmeno il fornitore ma, qualora riscuotesse il denaro, sarebbe arricchimento ingiustificato. In questa situazione, comunque, al rimborso non si aggiunge il diritto del consumatore a ricevere indennizzi o risarcimenti del danno siccome la causa è di forza maggiore.

Disdette causa Coronavirus: i rimborsi previsti

Per i viaggi e gli alberghi prenotati fino al 3 aprile di quest’anno, il legislatore dell’emergenza è intervenuto con alcuni provvedimenti (dl 2 marzo 2020, n. 9) precisando che i divieti dell’Autorità integrano il caso di “impossibilità sopravvenuta” e quindi il viaggiatore ha diritto all’intero rimborso. Questo va richiesto entro 30 giorni dalla data di partenza.

Per i viaggi e gli alberghi successivi al 3 aprile si applica la disciplina generale, cioè il Regolamento (CE) n. 261/2004 e quindi, in caso di cancellazione del volo da parte della compagnia, il passeggero ha diritto al rimborso del biglietto o alla riprenotazione. Il rimborso deve avvenire entro 7 giorni ed è il passeggero a scegliere tra rimborso o imbarco su di un volo alternativo per la destinazione finale in data successiva a lui più conveniente. Qualora, invece il volo sia confermato, bisognerà comprendere in quale situazione ci troveremo alla data prevista per la partenza per determinare il diritto del consumatore a recedere dal contratto. Questo tipo di viaggi, al momento, non possono essere disdetti.

Per quel che riguarda i pacchetti turistici “tutto compreso”, fino al 3 aprile 2020, permanendo il divieto degli spostamenti decisi dal Governo, si applica l’art. 41 del Codice del Turismo che dà al consumatore la possibilità di recedere dal contratto. L’organizzatore può dunque offrire un’alternative pari o di qualità superiore o procedere ad un rimborso. Anche qui, se esse sono previste per i mesi a venire, si invita alla calma in quanto al momento la normativa vigente non permette la disdetta.

Fino al 3 aprile, per ora, anche i viaggi d’istruzione sono stati sospesi. In questo caso, quindi, si può ancora considerare applicabile il dl 2 marzo 2020, n. 9 che, per i casi di sospensione dei viaggi ed iniziative d’istruzione organizzati dalle scuole, sia sul territorio nazionale sia all’estero, nel riconoscere il diritto di recesso dei viaggiatori, ha precisato che il rimborso può essere effettuato anche mediante l’emissione di un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno dall’emissione.

Al momento anche gran parte dei corsi sono sospesi e quindi il consumatore ha diritto ad interrompere i pagamenti ed in caso di anticipi, richiedere la restituzione della somma. Questa regola prevale su eventuali clausole contrattuali, ivi comprese quelle che dovessero stabilire decadenze o interessi di mora. Qualora la scuola dovesse proporre l’attivazione di corsi a distanza, si può ritenere che il consumatore resti libero di accettare o meno la nuova offerta di servizi didattici.

Sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, terme, centri culturali, centri sociali, centri ricreativi, scuole di ballo. Anche qui il consumatore ha diritto al rimborso della quota parte di abbonamento del quale non può usufruire o quantomeno prolungarlo per il lasso di tempo della chiusura della struttura.

Per quel che riguarda gli abbonamenti dei trasporti pubblici, si può rescindere l’abbonamento e ricevere la quota congruentemente con la parte di abbonamento non usufruito.

Per l’affitto, bisogna distinguere i locali commerciali dalle abitazioni. Per le prime, secondo quanto previsto dal decreto cura-Italia (art. 65) al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza, ai soggetti esercenti attività d’impresa è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.

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