Emergenza Coronavirus, Confindustria chiude ma batte cassa

Emergenza Coronavirus, Confindustria accetta le ulteriori restrizioni imposte dal governo. Ma chiede maggiori garanzie per le imprese

Giuseppe Conte decreto Coronavirus
Giuseppe Conte ha firmato il nuovo decreto Coronavirus (Getty Images)

Emergenza Coronavirus, Confindustria per tutto il giorno ha trattato con il governo sulle chiusure delle imprese. E le richieste hanno fatto in parte breccia, tanto che il premier Conte ha appena firmato il decreto. Da domani, 23 marzo, diventerà effettivo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Il nodo della questione è rappresentato dalla chiusura delle aziende non essenziali, annunciato nella tarda serata di sabato. Formalmente corretto, anche se Confindustria ha chiesto al governo di ampliare il campo delle imprese che possono ancora operare. E non solo, perché nella lettera che il presidenmte degli industriali, Vincenzo Boccia, ha inviato al premier c’è anche molto altro sotto forma di garanzie.

Da una parte c’è sicuramente il senso di responsabilità degli industriali in un momento così delicato per il Paese. Ma proprio per questo, l’Italia non può fermarsi completamente. E per questo non solo alcuni settori indispensabili, come quello alimentare e farmaceutico, devono rimanere aperti. Su questo le due parti si sono confrontate tutto il giorno prima di arrivare ad unb elenco definitivo. Perché ad esempio esisrono complessi industriali, come l’Ilva di Taranto) a ciclo continuio che non possono interrompere il lavoro.

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Confindustria, le richieste al governo dopo l’ultimo decreto anti Coronavirus

Confindustria
Confindustria batte cassa al Governo (Getty)

Tra le richieste di Confindustria al governo ce ne sono anche altre. Chiudere improvvisamente la produzione, in molti casi, significa poi creare problemi notevoli alla riapertura. Invece gli impianti hanno bisogno di tempi tecnici per i macchinari, affinché poi alla ripresa possano essere riattivati senza nessun problema. E comunque le azidende devono almeno poter copncludere i cicli produttivi attualmente in atto.

Piuttosto quindi Confindustria chiede al governo di concedere alle imprese un’autocertificazione in cui fare presente la ooro l’esigenza di prosecuzione. Saranno poi gli addetti dei ministeri a controllare se effetivamente quelle esigenze fossero reali e siano state rispettate. Quindi non basta fare ricorso ai Codici Ateco per individuare quali attività fermare e quali invece fare andare avanti, perché per l’industria è diverso.

Ma c’è un ultimo punto sul quale gli industriali chiedono chiarezza e risposte. Già oggi infatti molte imprese del settore sono a corto di liquidità. Quindi, come scrive Boccia, “sarà determinante sciogliere immediatamente il nodo del credito. Tutto per evitare che questa situazione produca conseguenze irreversibili per le imprese e che gli imprenditori perdano la speranza nella futura prosecuzione dell’attività”.

Infine ci sono diverse società quotate in Borsa e uno stop, anche solo parziale, potrebbe incidere negativamente sulle loro azioni. Milano, come tutta Europa (e non solo) nelle ultime due settimane è stata sottoposta a forti pressioni. Incidere ulteriormemnte potrebbe rivelarsi fatale.