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Le mascherine contro il coronavirus sono forse l’acquisto più desiderato sul web in questo momento. Da FFP2 a FFP3 alle altre: quali servono davvero?

Mascherine coronavirus
Mascherina Coronavirus (fonte Unsplash)

Sua maestà la mascherina. In un momento in cui non c’è più nulla se non la clausura e il #restiamoacasa, il coronavirus è l’unico vero vip. Inevitabile quindi che tutti corrano dietro all’unico articolo che questo particolare influencer sta sponsorizzando tanto, al punto da renderlo introvabile. Le mascherine anti coronavirus, quelle che quando usciamo (raramente, purtroppo) sembrano essere l’unica ancora di salvezza per non contagiare e non essere contagiati.

E così vediamo spesso in giro persone che indossano questo accessorio cercando soluzioni anche improvvisate, visto che quando le troviamo in farmacia i prezzi sono saliti alle stelle ed è sempre più difficile trovarne. In merito alle mascherine c’è confusione su cosa sia efficace e cosa no: c’è chi ha optato per la carta forno, chi arrangia in altri modi, alcuni anche piuttosto pittoreschi. Ma cosa funziona e cosa invece no? Il problema è che le informazioni che ci arrivano “dall’alto” sono state spesso contraddittorie e hanno alimentato il caos. Abbiamo provato a venirne a capo con qualche ricerca più approfondita.

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Cosa significa FFP1, FFP2 e FFP3 per le mascherine

Mascherine coronavirus
Mascherina (Unsplash)

Partiamo dal presupposto che le uniche mascherine che – tramite l’OMS  – si è dimostrato siano davvero efficaci contro il coronavirus sono le famose FFP2 ed FFP3, ovvero quelle che abbiamo visto in diverse fotografie con quella sorta di griglia davanti. FFP1, FFP2, FFP3. La sigla FFP sta per “Filtering Face Piece”. Ma cosa vogliono dire nel dettaglio queste sigle? Andiamo a scoprirlo.

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FFP1: Filtrano l’80% delle particelle ambientali, se presente il filtro non ha funzione in fase espiratoria, ha una fase protettiva praticamente nulla per gli agenti patogeni che si trasmettono per via aerea.

FFP2: Filtrano il 95% delle particelle ambientali, se presente il filtro non ha funzione in fase espiratoria, ha una fase protettiva praticamente nulla per gli agenti patogeni che si trasmettono per via aerea. Devono essere indossate dagli operatori sanitari che entrano in contatto con persone potenzialmente infette.

FFP3: Filtrano il 98% delle particelle ambientali, se presente il filtro non ha funzione in fase espiratoria. Devono essere indossate dagli operatori sanitari che entrano in contatto con persone potenzialmente infette soprattutto durante attività rischiose come intubazioni, broncoscopie e broncoaspirazioni.

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La carta forno e le altri rimedi “fantasiosi” contro il coronavirus

Mascherine coronavirus
Mascherina (Unsplash)

Il problema si pone con le altre mascherine, quelle “semplici” come quella in foto o addirittura quelle improvvisate come la carta forno. Quelle rischiano di non proteggervi abbastanza dal coronavirus, in quanto non classificabili sicuramente nelle categorie 2 e 3. Il virus, infatti, è un elemento talmente piccolo che può filtrare anche attraverso protezioni troppo larghe, anche se parliamo di misure infinitesimali. Sicuramente c’è una protezione in più rispetto ad una respirazione “libera”, ma anche qualora le usaste sarebbero più utili per non essere voi veicolo di malattia per gli altri che, viceversa, per proteggervi dal contagio. E se anche le usate, come spiega l’OMS, andrebbero buttate via ad ogni utilizzo e sostituite con una nuova.

Molto più importante delle mascherine, per prevenire il contagio, lavarsi spesso le mani ed evitare di portarle a contatto con bocca e naso. Paradossalmente, piuttosto che spendere cifre – diciamolo – attualmente vergognose per un prodotto che non protegge neppure al 100%, può essere comunque utile utilizzare una sciarpa quando si tossisce o si starnutisce. Se l’obiettivo (lodevolissimo!) è quello di non contagiare il prossimo, basta non espettorare al vento. Già questo potrebbe salvare parecchie vite.

 

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