Coronavirus, i dati dell’ISS: l’epidemia in Italia non è cinese

Coronavirus, i dati dell’ISS smentiscono tutto quello che avevamo creduto fino ad oggi. L’epidemia scoppiata in Italia non è quella che ha avuto origine in Cina

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Italia, le cifre del contagio secondo l’ISS (Getty Images)

Coronavirus, i dati dell’ISS aprono uno scenario clamoroso. Fino ad ora infatti eravamo convinti che l’origine dell’epidemia nel nostro Paese avesse le sue origini nel ceppo cinese. In realtà però non sono stati registrati riscontri. Tranne i primi due casi, quelli dei turistoi cinesi a Roma, e quello del ricercatore italiano tornato dalla Cina, tutti i casi sono nostrani.

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità la trasmissione per tutti gli altri casi è avvenuta in Italia. Quindi a partire dai casi di Codogno e per estendersi a tutti gli altri, il virus circolava in Italia indipendentemente dalla sua origine cinese. E in effetti tutti i casi successivi a quelli registrati tra Codogno e Vo’ Euganeo, i primi due ceppi italiani, sembrano avere un collegamento diretto con looro e non altre fonti.

L’ISS spiega che non è stato possibile per tutti i casi tracciare perfettamente la catena di trasmissione dell’infezione. Ma il fatto che il grosso dei casi iniziali sia stato tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto indica una stretta connessione tra di loro. Inoltre la regione Lombardia ha segnatao anche il caso di una perosna di nazionalità iraniana. Ma non è chiaroo dove possa essere avvenuto il contagio, anche se molto probabilmente si era infettata in patria.

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Coronavirus, i primi dati sui contagi in Italia (Getty)

L’ISS oggi ha dato anche un po’ di numeri per fotografare la situazione. Il 62% dei casi riguarda persone di sesso maschile e i decessi sono stati registrati soprattutto nelle persone molto anziane. Lo dimostra il fatto che i casi tra i bambini tra 0 e 9 anni sono pari allo 0,5%, 43 in tutto. Nella fascia di età tra 10-19 invece sono 85 (pari all’1%) e in quella tra 20-29 sono 296 (3,5%),

E ancora, in quella 30-39 sono 470 (il 5,6%), in quella 40-49 sono 891 (pari al 10,7%) e in quella 50-59 sono 1.453 (17,4%). A seguire, in quella 60-69 sono 1.471 (17,7%), in quella 70-79 sono 1.785 (21,4%) mentre oltre 80 anni sono 1.532 (18,4%). Tra 40 e 49 anni un solo decesso e sono 3 tra i 50 e i 59 mentre salgono a 37 tra i 60 e i 69. Da 70 a 79 anni i decessi sono stati 114 e sopra 80 sono stati 202, il 56,6%.

Un quinto circa delle persone infettate è stato ancche ricoverato in ospedale e il 12% è ricoverato attualmente in terapia intensiva. Ma nessuno nella fascia di età 0-18 è finito in rianimazione. Dati che quindi sembrano confermare la tendenza registrata fino ad oggi, con un’attenzione maggiore alla popolazione anziana. Ma questo non significa, come hanno sottolienato più volte gli specialisti, che la popolazione giovane può sottovalutare il fenomeno. E nemmeno che possa sentirtsi immune solo per una ragione di età, perché in realtà il Coronavirus non seleziona all’origine le sue vittime.

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Coronavirus, quanti contagiati in Italia? (Getty Images)