“Mia sorella morta di coronavirus” e quel limite che non abbiamo più

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“Mia sorella morta di coronavirus”, il video scandalo di Luca Franzese: dove arriva il limite del giornalismo?

video Luca Franzese sorella morta
Luca Franzese (Screenshot video)

Primissima cosa che va sottolineata, prima di ogni altra: nessuno tocchi Luca Franzese. L’autore di quel video che sta iniziando a girare praticamente ovunque, fra chat whatsapp e social vari, è una persona che sta vivendo un lutto terribile e quando si vive un lutto qualsiasi reazione, per quanto cruda, merita rispetto. E silenzio. Sempre. Breve riassunto per chi non conoscesse ancora la storia di questo ragazzo: Luca nel suo video denuncia che sua sorella, che soffriva di una grave forma di epilessia, purtroppo è deceduta nella serata di ieri. Le cause sono ancora da accertare, stando al racconto le sarebbe stato fatto il tampone per sospetto coronavirus ma gli operatori sanitari che sono andati a constatarne il decesso non avrebbero voluto/potuto farlo anche a suo fratello, che per provare a salvarla le ha fatto anche la respirazione bocca a bocca. Una tragedia immane, senza se e senza ma.

In realtà non è chiarissimo cosa denunci di preciso il ragazzo, se non il fatto di essere in auto-quarantena in attesa di un tampone anti-coronavirus che non arriva (anche perché è tutto da dimostrare che la ragazza avesse davvero il CoVid-19), ma tanto è bastato per rendere subito il video viralissimo e ovviamente ricondiviso anche da tanti giornali o blog, molti già schierati nel girone degli indignati, senza neppure sapere bene cosa sia accaduto e ovviamente senza conoscere neppure la spiegazione di una fonte ufficiale.

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Il video di Luca Franzese con la sorella morta e l’interesse morboso di chi lo pubblica: dov’è il limite?

video Luca Franzese sorella morta
Luca Franzese (Screenshot video)

Per chi volesse vedere il video con la sorella di Luca Franzese morta nel letto, prego rivolgersi altrove. Chi vi scrive l’ha dovuto guardare per forza e, credetemi, arrivare fino in fondo è una vera impresa. Un pugno nello stomaco, per la crudezza delle immagini e per un dolore agghiacciante, che ci piove addosso senza alcun filtro. Ma certe cose non possono essere trattate con tanta leggerezza, soprattutto da chi fa informazione in un momento così delicato.

“Non mostrate questo video ai bambini”, dice Luca Franzese all’inizio del video. Per questo e tanti altri motivi il video non dovrebbe essere condiviso né dovrebbe essere pubblicato, e sicuramente non lo faremo noi. Ma ormai purtroppo sembra diventata la normalità. Una ragazza muore, pace all’anima sua, i familiari pensano sia per il coronavirus e allora ci deve essere per forza qualcosa di losco, di torbido, di pruriginoso. Qualcosa che comunque merita di essere sparato sui social con l’immancabile keyword “Coronavirus”, perché comunque è chiaro che ora come ora ogni cosa che ha a che fare con il coronavirus suscita attenzione morbosa.

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Tutto fa coronavirus: i rischi di un’informazione dopata

morta Anestesista Portogruaro
Anestesista Portogruaro

L’altro giorno è morta una povera donna, un’anestesista di Portogruaro che aveva una grave malattia. Benché fosse noto fin dal comunicato dell’ospedale che il CoVid-19 non c’entrasse nulla, tanti giornali (alcuni anche molto seguiti, purtroppo) hanno titolato con l’immancabile keyword “Coronavirus“, altri addirittura hanno parlato di “prima vittima tra i medici”. Perché? A quante migliaia di click possiamo fissare il limite della nostra dignità professionale? Vale lo stesso discorso anche per la povera sorella di Luca Franzese, esanime, nel letto, in quel video scioccante che denuncia chissà cosa.

Luca ha tutto il diritto di filmarsi, ha tutto il diritto di indignarsi anche se (forse) non ce n’è motivo, perché è una persona che vive un dolore devastante, inspiegabile, e merita rispetto già soltanto per questo. Tutti gli altri no, proprio no, soprattutto se sono giornalisti. Perché siamo nel pieno di un terribile pericolo per la salute di tutto il mondo e chi fa informazione ha un ruolo cruciale. Deve cercare di spiegare alla popolazione cosa accade, senza minimizzare ma senza neppure alimentare il panico, specie quando è immotivato. O peggio ancora quando quel panico viene svenduto a buon mercato.

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L’esodo da Milano e quello scoop sulla Lombardia chiusa: esiste un confine?

L’esodo di emigranti da Milano di sabato sera nasce dalla scelta irresponsabile di diffondere un decreto legge prima che fosse ratificato. Tutto per uno scoop, per una notizia che magari può cambiare una carriera, ma che probabilmente è stata il peggior detonatore di un probabile ulteriore picco di contagi. Quante persone si ammaleranno solo per quel maledetto panico? E come può riuscire a dormire chi ha fatto trapelare che il giorno dopo avrebbero chiuso la Lombardia, visti i risultati? Idem per questo video: quanto alimenterà ancora la sfiducia – magari immotivata – verso le istituzioni e verso medici e infermieri che fino a prova contraria si stanno facendo un mazzo così? Vi prego, fissiamo un confine. Fissiamo un limite condiviso, altrimenti non se ne esce più. Dal virus e da questa tendenza all’informazione morbosa.

Antonio Papa

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stazione Milano fuga
L’esodo alla stazione di Milano di domenica mattina (Video Screenshot)

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