Coronavirus, parla una ragazza dell’esodo: “Mi sentivo in trappola”

Coronavirus, il racconto di una studentessa universitaria ‘scappata’ dal Nord Italia la notte prima che il decreto sulle zone rosse diventasse ufficiale. 

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Coronavirus, sale la preoccupazione per il recente esodo dal Nord al Sud Italia. La notte precedente all’ufficialità del decreto che impossibilitava l’entrata e l’uscita dalle zone rosse, infatti, sono state tante le persone che si sono rovesciate nei treni per dirigersi verso il meridione.

Una situazione che può aver allargato il raggio d’azione del Covid-19, quindi una mossa assolutamente imprudente e che mette a rischio la vita e l’incolumità di tante altre persone.

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Coronavirus, parla una ragazza ‘fuggita’ dal Nord al Sud Italia

Tra queste c’è anche Maria, 20enne di Eboli che studia all’università Bocconi di Milano e che anche è prontamente rientrata nelle ore in cui è filtrata la bozza del decreto che avrebbe chiuso momentaneamente ogni frontiera.

L’adolescente, intervenuta ai microfoni de Il Mattino nel corso di una lunga intervista, ha raccontato ciò che l’ha spinta ad agire così: “La fuga della notizia sul decreto che avrebbe firmato il presidente Conte di lì a breve, ha gettato tutti nel panico. Mio padre ha immediatamente chiamato il numero verde della Regione Lombardia per spiegare che stava entrando in regione per prendermi e portarmi a casa”. 

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La situazione poi è cambiata, dal momento che padre e figlia temevano di restare bloccati a Milano: “Non ho dovuto effettuare alcun tampone dal momento che non presentavo sintomi e avevo già osservato la quarantena in via precauzionale. L’idea era quella di ripartire il mattino dopo, ma sempre più insistente era il pericolo di rimanere bloccati a Milano. Così, in tutta fretta, siamo ripartiti”. 

Avvertite in ogni caso le autorità

La ragazza, tuttavia, assicura di aver allertato le forze dell’ordine del rientro in città: “Abbiamo chiamato la polizia municipale di Eboli per lasciare loro il mio nominativo, comunicando il mio ingresso in città. La Asl mi ha detto che, non avendo sintomi, non era necessario effettuare il tampone. Ora devo rimanere in quarantena ad Eboli per altri quattordici giorni”.

Paura inevitabile in quei giorni: “Mi sono sentita in trappola. Ho avuto paura di non avere più la possibilità di tornare a casa. Il mio pensiero è subito andato a quanti sono costretti a scappare dal proprio Paese per sopravvivere. Ho sentito forte la paura di trovare qualcuno che fermasse il mio viaggio verso casa. Da questa terribile esperienza è necessario che la nostra comunità tragga un importante insegnamento: la libertà va custodita come la conquista più preziosa”.