Coronavirus, l’inquinamento diminuisce in Cina – GRAFICO

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Coronavirus, l’inquinamento crolla in Cina in seguito alla diffusione del virus. Secondo gli ultimi dati, infatti, nel Paese vengono emessi molti meno metri cubici di gas tossici.

Coronavirus Inquinamenti Cina
Coronavirus Inquinamenti Cina (via Business Insider)

Il Coronavirus è una piaga che sta colpendo ogni sistema. Oltre a mettere a dura prova le capacità mediche di un Paese, infatti, il virus cinese attacca anche l’economia. Con la paura del contagio, i governi e le singole unità territoriali non possono che proclamare la quarantena in diverse aree e zone densamente popolate. In molti quindi non vanno più a lavoro, smettono di fare la spesa e di acquistare cose costose. L’intera economia rallenta in modo veloce ed inesorabile, provocando quindi ulteriori danni al tessuto sociale delle zone interessate dal virus di origine cinese. Secondo gli ultimi dati, nello stato dell’Asia ciò sta avendo degli effetti davvero incredibili sull’ambiente.

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Coronavirus, l’inquinamento diminuisce in Cina – GRAFICO

La Cina è uno dei Paesi che più inquina su scala mondiale. Essendo il luogo dove tante aziende hanno delocalizzato i propri apparati produttivi e manifatturieri, il Paese è un’enorme industria che produce di tutto. Dai pezzi per gli smartphone pieghevoli ai vestiti, passando per elettrodomestici e tappezzeria. Con il virus che si è diffuso a macchia d’olio dall’epicentro di Wuhan, le cose sono andate peggiorando per i ritmi produttivi. Le fabbriche hanno abbassato i propri ritmi produttivi e nelle zone più rosse anche fermato momentaneamente la produzione. Ciò ha causato un abbattimento molto importante delle emissioni nocive da parte del Paese. Uno dei Paesi più inquinanti del mondo ora ha perso moltissime posizioni. Secondo le ultime notizie di Business Insider, ci sarebbe stato un abbassamento di CO2 pari a 100 milioni di tonnellate metriche, una quantità vicina a quella generata dal Cile in un anno intero. L’aria è quindi parecchio più pulita e respirabile.

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I dati sul Coronavirus della Johns Hopkins University (Screenhot)

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