Vitalizio ai politici, torna la Casta: il Senato vota per 700 colleghi

Un voto in pieno stile Casta, che farà discutere molto, quello sul vitalizio ai politici. Il Senato vota per 700 politici che potrebbero averne diritto

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Senato italiano (Getty Images)

Una di quelle notizie che fanno salire la rabbia, non tanto per il fatto in sé che magari non è neppure così decisivo per le sorti del Paese, quanto per quel segnale, quel famoso segnale di umiltà che i nostri dirigenti statali proprio non ci tengono a dare. Il vitalizio ai politici è uno degli argomenti più discussi negli ultimi anni, ed è inevitabile che sia così. Vista la situazione, visto il momento difficile che vivono tanti cittadini italiani, il minimo sindacale da parte di chi ci governa sarebbe proprio rinunciare a un privilegio futile, sul tavolo delle discussioni già da tempo. Un privilegio da Casta, appunto. E invece, purtroppo, pare proprio che non sarà così.

Secondo un articolo comparso su ‘Il Fatto Quotidiano’, il Senato sta per votare il ripristino del vitalizio così com’è, senza neppure il taglio su base contributiva partito nel gennaio 2019. Una decisione che era nell’aria, una decisione che non è neppure oggetto di discussione. Sarà così, senza se e senza ma, e la camera di consiglio convocata per il 20 febbraio è soltanto una pura formalità.

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Vitalizio ai politici, cosa prevede la sentenza del Senato

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Salvini al Senato (Getty Images)

Sembrava strano, che ai politici italiani venisse tolto il vitalizio (anzi, è bene specificarlo, UNA PARTE del vitalizio) senza che poi dopo un po’ si smuovesse nulla. La sentenza sulla quale si pronuncerà il Senato prevede il ripristino di ben 700 vitalizi così come sono sempre stati, quindi senza neppure il taglio derivante da un ricalcolo su base contributiva, una decisione che è stata ratificata il 1 gennaio 2019. Secondo l’articolo del ‘Fatto’, a votare questo clamoroso dietrofront sarà l’organo di giustizia interna di Palazzo Madama, guidato da Giacomo Caliendo, già sottosegretario alla giustizia con Berlusconi, con l’aiuto fattivo dell’ex magistrato Cesare Martellino. Anche loro, ovviamente, beneficeranno di questo ritorno a pienissimo regime del vitalizio. Una manovra che costerà allo Stato italiano “solo” 22 milioni di euro l’anno.

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Le proteste del Movimento 5 Stelle e le dimissioni della Evangelista

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Senato italiano (Getty Images)

Naturalmente questa decisione ha fatto storcere il naso a molti, in particolare nel Movimento 5 Stelle che aveva fatto del vitalizio ai nostri politici una delle principali battaglie elettorali. Dalla commissione del Senato che si sta occupando di questo eterno ritorno si è dimessa lo scorso novembre Elvira Evangelista, parlamentare M5S, che ha deciso di non voler sottostare all’intreccio di amicizie e interessi reciproci che l’organizmo sel Senato aveva stipulato. Paola Taverna ha parlato chiarametne di “conflitto di interessi”, e non le si può certo dare torto. I senatori che hanno diritto al vitalizio che decidono dell’opportunità o meno di ricevere un vitalizio. Come finirà secondo voi questa storia? Purtroppo per noi, sempre allo stesso modo.