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WhatsApp e ‘Striscia la notizia’ sono valutabili come prove: lo ha deciso la Cassazione nelle due sentenze n. 1822/2020 e 1970/2020.

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I messaggi inviati su WhatsApp e i servizi del noto programma televisivo ‘Striscia la notizia‘ sono valutabili liberamente come prove dal giudice. Lo ha deciso la Corte di Cassazione nel corso delle due sentenze n. 1822/2020 e 1970/2020. Nella prima – secondo quanto si legge su ‘studiocataldi.it’ – la Cassazione ha stabilito che i dati informatici acquisiti nel telefono avrebbero natura di documenti e sarebbero acquisibili con una qualunque modalità atta alla raccolta del dato, compresa la riproduzione fotografica.

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WhatsApp e ‘Striscia la notizia’ sono prove: la decisione della Cassazione

Nella sentenza n. 1977/2020, in cui viene accertata la responsabilità penale di un uomo accusato del reato di estorsione, la Cassazione ha deciso che le riprese del servizio televisivo della trasmissione “Striscia la notizia” convergono univocamente nel senso dell’affermazione della sua responsabilità per quel che concerne il reato ascritto. WhatsApp e Striscia la Notizia, dunque, sono valutabili a tutti gli effetti come prove e e spetta al Giudice decidere se sono rilevanti e attendibili.

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