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Tokyo 2020, un’Olimpiade all’insegna del massimo rispetto dell’ambiente. Forse troppo, perché alla fine gli atleti rischieranno grosso.

Sesso a tre? Non diventerà una prossima disciplina olimpica, questo è sicuro. Quella di Tokyo 2020 sarà l’edizione delle Olimpiadi più ecologista della storia, almeno nelle intenzioni degli organizzatori. Una rincorsa quasi maniacale in tutti i particolari, compreso l’arredamento del villaggio olimpico principale nella capitale nipponica. E proprio qui sta il problema, perché per rispettare le buone intenzioni il rischio è quello di rendere (quasi) impossibile la vita degli atleti.

La storia, anche recente, insegna che tenere a freno quasi ventimila persone, tra atleti, allenatori, accompagnatori e staff, non sarà impresa semplice. Anzi, in diversi hanno testimoniato che durante le Olimpiadi gli ormoni sono parecchio attivi. E quindi il sesso non è argomento tabù, solo che in Giappone rischia di diventare una corda ad ostacoli per colpa dei letti.

Il Comitato Organizzatore infatti ha deciso di puntare su giacigli ecologici, realizzati in cartone riciclabile resistente. Circa 18mila letti singoli, lunghi 2,10 metri (e già per i cestisti e i pallavolisti sarà un problema). Soprattutto però possono sopportare al massimo fino a 200 chilogrammi di peso. E quindi anche se secondo i costruttori, sono più resistenti di quelli in legno, è arrivata la raccomandazione. Fare l’amore va bene e farà anche del bene ma senza esagerare. Quindi non più di due a letto, altrimenti il rischio è quello di sfondarlo.

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Olimpiadi, dal 1988 a oggi distribuito un numero record di profilattici

Tokyo 2020 Stadio Olimpico
Tokyo 2020, lo Stadio Olimpico ospiterà le cerimonie e l’atletica (Getty Images)

Che il sesso sia argomento ormai sdoganato anche alle Olimpiadi lo dimostrano i fatti e i dati. Quattro anni fa in occasione dei Giochi di Rio de Janeiro è stato toccato il tetto massimo nella distribuzione di profilattici agli atleti e agli altri accreditati. Poco più di 450mila, ossia una quarantina a testa.

Mai in realtà così tanti dal 1988, il primo anno nel quale furono comunicati i dati sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. E con questo vennero anche resi noti i numeri relativi alla distribuzione di profilattici alle Olimpiadi. In quella occasione, a Seoul, furono 8.500 i preservativi consegnati agli atleti. Il numero è salito a 90mila per le Olimpiadi di Barcellona, ma poi ad Atlanta 1996 è sceso a soli 15mila.

Nel 2000 a Sidney 70.000 preservativi consegnati agli atleti, quattro anni dopo ad Atene 130mila, a Pechino 2008 invece 225.000 e a Londra 2012 furono 120.000. La cifra ufficiale di Tokyo 2020 non è stata ancora comunicata, ma potrebbe battere ogni record.

I giapponesi però vogliono essere ricordati soprattutto per il loro approccio green. Ad esempio le medaglie saranno realizzate usando i metalli da apparecchi elettronici riciclati. E ancora, la torcia olimpica è prodotta con rifiuti di alluminio e i podi su cui v Inoltre saranno usate fonti di energia rinnovabile per garantire l’elettricità.