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Pietro Anastasi è morto dopo una lunga malattia e il calcio perde uno degli attaccanti simbolo negli anni ’70. Ha vestito le maglia di Juventus e Inter.

Pietro Anastasi morto
Pietro Anastasi si è spento a 71 anni (Wikimedia Commons)

Il calcio italiano piange Pietro Anastasi che si è spento ieri a soli 71 anni. Dalla fine degli anni ’60 e per tutta la decade successiva è stato un simbolo dell’Italia operaia che si riscattava. Partito dalla Sicilia, come avrebbe fatto più avanti anche Totò Schillaci, ha sfondato nella Juventus.

Anastasi era esploso nel Varese e subito grandi club di Serie A fecero a gara per ingaggiarlo. Una cifra pazzesca, almeno per l’epoca, quella pagata dalla famiglia Agnelli per battere la concorrenza dell’Inter. Anastasi infatti era costato 650 milioni di lire. Un investimento ripagato con il tempo, ché il bomber tascabile in maglia juventina ha segnato tanto fino al clamoroso scambio con l’Inter.

In otto stagine di bianconero, soprannominato ‘Pietruzzu’ ma anche il ‘Pelè bianco‘, Anastasi ha segnato 130 gol vincendo anche tre scudetti. Nell’estate nel 1976 passò all’Inter nell’ambito dell’operazione che portò Boninsegna a Torino. Poteva essere una nuova rinascita e invece ha segnato la fine della sua carriera. Però contribuì a vincere la Coppa Italia nel 1978 (con Bersellini in panchina). Poi chiuse la carriera tra Ascoli e Lugano. Ma Anastasi è stato anche un pilastro della Nazionale, vincendo gli Europei del 1968 in Italia.

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Anastasi, una lunga carriera a Torino La Juventus lo ricorda commossa

Pietro Anastasi morto
Pietro Anastasi con l’Italia (Getty Images)

Alla fine del 2018 a Pietro Anastasi è stato diagnosticato un tumore, contro il quale ha combattuto con coraggio fino ad oggi. La Juventus ha voluto ricordarlo con un lungo comunicato: “Oggi è un giorno triste per tutta la Juventus, per il calcio italiano e per tutti coloro che lo hanno conosciuto. Pietro Anastasi ci ha lasciato all’età di 71 anni. Era impossibile non volere bene a “Pietruzzu”, come lo chiamavano tutti i tifosi“.

Poi il ricordo della sua carriera: “Alla Juventus Pietro regala anni straordinari fino al 1976 per un totale di 303 presenze e 130 gol. Il suo coraggio nelle giocate, le sue reti in acrobazia, il suo spirito da lottatore lo rendono un idolo, capace di exploit indimenticabili, come i 3 gol segnati alla Lazio in 4 minuti in una gara iniziata seduto in panchina. Un amore che lo stadio Comunale tradusse con lo striscione con la scritta: “Anastasi Pelè bianco“.