La Brexit fa un’altra vittima: sparisce l’Erasmus ed è polemica

La Brexit avrà effetti anche sugli scambi culturali tra studenti dei vari Paesi? La Gran Bretagna va di nuovo all’attacco bloccando gli accordi sull’Erasmus.

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Il premier britannico Boris Johnson (Getty Images)

La Brexit non conosce ostacoli, anche perché entro fine gennaio diventerà una realtà. Soprattutto non guarda in faccia a nessuno e così presto la Gran Bretagna potrebbe dire addio anche ad Erasmus +, il programma di scambio culturale che convolge tutti gli studenti universitari europei.

Nella notte, con una votazione che appariva scontata già alla vuigilia ma non per questo fa meno male, la Camera dei Comuni ha deciso. Il programma Erasmus+ non verrà confermato automaticamente, ma dovrà essere ritrattato con gli altri stati dell’Unione Europea. La votazione parla chiaro: 344 voti contro e 254 a favore.

In ballo c’era l’emendamento ‘New Clause 10’ presentato dalle opposizioni. Se fosse passato avrebbe obbligato il governo a continuare la negoziazione della piena participazione al programma che permette agli universitari di studiare in atenei esteri. L’accordo attuale scadrà nel 2020, quando terminerà l’attuale ciclo già coperto dai finanziamenti comunitari. Non sarà così anche se non è stata scritta la parola fine.

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Il Parlamento inglese ha chiuso all’Erasmus (Getty Images)

Appena la notizia è diventata di pubblico dominio sono cominciate anche le polemiche. Ma il governo britannico si è affrettato a smentire per bocca del sottosegretario all’Istruzione, il conservatore Chris Skidmore. “Il voto di ieri era non significa la fine della partecipazione del Regno Unito al programma Erasmus+ dopo che avremmo lasciato l’Ue. Ne parleremo nei futuri negoziati con l’Ue”. E ha confermato la stima del governo sullo scambio internazionale di studenti.

Quindi per ora avanti tutta, ma a fine anno se ne riparla. Un altro modo per mettere pressioni all’Europa in vista dell’accordo definitivo sulla Brexit e sulle condizioni per uscire. In ogni caso la notizia è stata accolta in maniera molto critica anche in Italia. Ogni anno infatti sono molti i nostri stuidenti che partono per arricchirsi culturalmente in Gran Bretagna.

Laura Boldrini ha sottolineato da subito come “il sovranismo al potere nega ai giovani la possibilità di fare esperienze formative e allargare gli orizzonti. Rinchiudersi nei propri recinti non è la soluzione, ma il problema”. E Piercamillo Falasca (vice segretario di +Europa) è pronto a proporre una petizione al Parlamento europeo per consentire comunque l’apertura unilaterale agli studenti britannici  anche senza reciprocità. Un messaggio contrario alla chiusura imposta dal governo Johnson.