Cannabis, arriva la svolta: la Cassazione apre una nuova via

0
30

Cannabis, la Cassazione apre uno spiraglio importante alla coltivazione casalinga. Non sarà più considerata reato, sempre che rispetti l’utilizzo personale.

Cannabis Cassazione legale
Cannabis, per la Cassazione coltivarla in casa è legale (Getty Images)

Cannabis, la Cassazione ha deciso ed è una svolta quasi epocale. Con una sentenza del 19 dicembre scorso, resa però nota soltanto adesso, le sezioni unite penali hanno deciso di liberalizzare la coltivazione. Quella casalinga, però, e sempre che rispettoi il principio della modica quantità.

In ogni caso rappresenta un’apertura finora impensabile nel nostro Paese, proprio quando si è bloccato il processo per la liberalizzazione della cannabis light. D’ora in poi, in ogni caso, non potranno essere più considerate reato  le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica”. Questo perché la Cassazione le considera una produzione modesta, ottenuta con tecniche di coltivazione quasi primitive e soprattutto destinata in via esclusiva all’uso personal.

In pratica gli ‘ermellini’ hanno comnsiderato il danno praticamente nulla che questa coltivazione potrebbe arrecare alla salute pubblica. Qualche piantina di marijuana sul balcone o nel salotto di casa non è in grado di compromettere nulla, se non eventualmente il fisoco del singolo consumatore. Quindi spazio alla liberalizzazione, tanto più che i kit per coltivarla in casa si trovano già in commercio.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Cannabis light legale da gennaio, c’è chi dice no

Modica quantità, la Cassazione delimita la produzione di cannabis

Cannabis reato casa
Cannabis, non sarà più reato produrla in casa (Getty Images)

In ogni caso una decisione che farà discuitere. Perché fino ad oggi la Cassazione non aveva mai cambiato idea, considerando comunque reato la produzione della cannabis indipendentemente dal numero di piante. La nuova sentenza, anticipata da ‘Repubblica.it’ nella sostanza ma non nella forma, andrà letta attentamente.

Per ora però la distizione che fa la ‘corte delle Corti’ è chiara. Rimane il reato per la coltivazione dello stupefacente “indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza”. Perché comunque appare chiaro che una produzione di serie è lesiva alla salute pubblica e si configura come coltivazione di  sostanza stupefacente.

Da questo reato però saranno escluse le produzioni di piccole dimensioni, perché non possono essere considerate come destinate al mercato. Ma piuttosto “appaiono destinate i via esclusiva all’uso personale del coltivatore”. C’è da immaginare però che il dibattito, soprattutto da parte di chi si è sempre battuto per affermarne l’oillegalità, sarà aspro.

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui