CONDIVIDI

Una foto stupenda, pubblicata nell’aprile del 1965. La foto del secolo per molti è considerata politicamente scorretta: un mondo che va all’indietro

Una foto carica di significato, la foto del senso della vita. Un feto di 18 settimane, sic et simpliciter. Al secolo la copertina del magazine ‘Life’ dell’aprile 1965, un giornale che in quattro giorni fu capace di vendere ben 8 milioni di copie, anche e soprattutto per quella foto meravigliosa. L’autore, Lennart Nilsson, ci mise ben 12 anni per arrivare al risultato di immortalare un cucciolo di uomo nel suo stadio embrionale, per perfezionare tecniche e quant’altro: non dimentichiamo che parliamo comunque di 55 anni fa! L’immagine mostra un feto nel suo sacco amniotico, con il cordone ombelicale che si snoda fino alla placenta. Con una tecnica che sarebbe innovativa e impressionante anche al giorno d’oggi. Anche per questo da molti è considerata la foto del secolo.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Paziente violentata nel letto d’ospedale dall’infermiere

Ebbene, questa immagine colma d’amore è tornata d’attualità in questi giorni perché a Parigi c’è stata una mostra di Nilsson, nella quale c’erano diversi scatti in bianco e nero che documentavano proprio il concepimento di un bambino, dal momento in cui viene generato fino alla nascita. C’era anche questa foto qui, che dal Guardian è stata definita (probabilmente a ragione) come “la foto del secolo”. Eppure il direttore che ha scelto le foto per la mostra di Parigi, Jan Stene, ci ha tenuto a spiegare che l’intento dell’opera era tutt’altro che sovversivo. Il motivo è che all’epoca non si parlava ancora di aborto e una foto simile non raffigurava un feto di cui disfarsi, come è diventata ai giorni d’oggi, per provocazione o semplicemente per sensibilizzare sul tema.

LEGGI ANCHE >>> Giorno del Ringraziamento: cos’è e quando si festeggia. Le curiosità sulla festa

L’aborto e la foto del secolo: ma quanto è bella la vita che nasce?

Al di là di come la si pensi in materia, c’è un po’ la sensazione che il continuo dibattito su una tematica così delicata, con toni spesso anche sopra le righe, abbia un po’ inquinato l’ingenuità di assistere alla magia della vita che prende forma. Proprio come fece all’epoca Lennart Nilsson, animato soltanto dal desiderio di conoscenza e voglia di cimentarsi con strumenti fotografici all’avanguardia.
Anzi, quando seppe che i suoi scatti al feto in formazione erano diventati “un’arma” nel dibattito sull’aborto, Nilsson ci restò anche molto male. Non era quello l’obiettivo dell’opera e non voleva che lo diventasse. Era la foto di un bambino che stava diventando un bambino, punto e basta. Immaginate la delusione nello scoprire che, a distanza di tanti anni, un attivista la usa per sbattertela in faccia per sensibilizzarti, pro o contro l’aborto. “Voglio rivelare quello che è vicino a noi, che ci è familiare, mostrarlo in un modo nuovo”. Questo disse Lennart Nilsson parlando della sua opera e sarebbe bello se restasse tutto così.