C’è sicuramente un  legame tra immigrazione e i problemi sanitari che comporta il loro arrivo nel nostro paese. Il tema e questo tabù  è stato affrontato dal deputato di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli: “Chi sbarca sulle coste italiane proviene innanzitutto dalla Nigeria, il secondo paese, dopo il Sudafrica, con il più grande numero di persone affette da Aids”, ha fatto notare. Secondo le stime, almeno il 20% della popolazione nigeriana è sieropositiva. E, calcola Cirielli, “poiché negli ultimi tre anni e mezzo sono arrivati oltre 80mila nigeriani, si presume che di costoro più di 15mila siano sieropositivi”. Non è il caso di associare un immigrato a questa malattia terribile, ma purtroppo il problema esiste e non bisogna fare finta di nulla.

Uno studio di Lorenzo Gottardo, di Portano malattie” dice che : “Nel 2014 la proporzione di stranieri tra le nuove diagnosi di infezione da Hiv è stata del 27.1%, con un numero assoluto di casi pari a 1.002, risultando in calo rispetto all’ultima rilevazione effettuata nel 2006, in cui l’incidenza straniera era del 32.9%”. “Non si intende negare l’evidenza. Molti degli immigrati che transitano sul suolo italiano provengono da paesi in cui l’infezione continua ad avere una tristemente elevata prevalenza. Rispetto alla popolazione italiana, quella straniera residente in Italia risulta avere un’incidenza dell’infezione (seppur con una diminuzione del numero assoluto dei casi) di quasi quattro volte superiore”.

Non soltanto Hiv. Qualche giorno fa, il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, ha dichiarato che gli immigrati che arrivano nel nostro Paese sono in generale “in buona salute” e sono “più vaccinati degli italiani”. Ma è sempre cosi?.

Secondo i dati del Viminale riportati da il primatonazionale.it, in  Nigeria, Bangladesh, Guinea, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Mali, Marocco, Sudan, Eritrea il virus selvaggio della poliometie è ancora endemico. Nel settembre 2015, per la prima volta nella storia, sembrava esser riuscita ad interrompere la trasmissione del virus, ma poi ci è ricaduta. Nel 2015, inoltre, sei Paesi hanno registrato una copertura vaccinale inferiore al 50%: Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Somalia, Sud Sudan, Siria e Ucraina.