Papa Francesco direttamente in collegamento con lo spazio. E’ quello che è successo ieri, quando il Sommo Pontefice è stato per 25 minuti in collegamento con la stazione spaziale orbitante. Papa Francesco al suo fianco aveva il presidente della Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston e il direttore dei programmi di osservazione della terra dell’Esa, Josef Aschbacheta. Il Papa ha rivolto 6 domande agli astronauti: che senso ha per voi astronauti chiamare amore la forza che muove l’universo; cosa vi dà maggiormente gioia nel tempo che passate nello spazio; nello spazio molte cose sono diverse, per esempio l’idea di ‘su’ e giù, cosa vi ha particolarmente sorpreso e cosa ha trovato invece conferma in quel contesto particolare?

Ecco invece l’intervento di Papa Francesco: “Caro dottor Nespoli, cari astronauti, penso che lì nella stazione spaziale le giornate scorrono in modo diverso vero? Ringrazio voi e quanti hanno organizzato questo colloquio che mi da possibilità di incontrarvi e rivolgervi alcune domande. La prima è questa: la astronomia ci fa contemplare orizzonti sconfinati dell’universo e sorgono in noi domande, ‘da dove veniamo? Dove andiamo?’. A lei dottor Nespoli vorrei chiedere: delle sue esperienze nello spazio, quale è il suo pensiero su posto dell’uomo nell’ universo?”. Nespoli: “questa è una domanda complessa, mi sento una persona tecnica, un ingegnere, sono a mio agio tra macchine e esperimenti e quando si parla di altre cose rimango anche io perplesso, è un discorso molto delicato, il nostro obiettivo qua è conoscere, più conosciamo più ci rendiamo contro di conoscere poco, mi piacerebbe che persone come lei, e anche teologi e filosofi potessero venire qui nello spazio, questo sarà il futuro venire qua per esplorare cosa vuole dire avere un essere umano nello spazio”. “E’ vero quello che lei dice – ha commentato il Papa – in questa sala da cui vi sto parlando si trova come vedete un arazzo artistico ispirato dal verso finale della Divina Commedia, ‘l’amor che muove il sole e l’altre stelle’, che senso ha per voi che siete tutti ingeneri e astronauti chiamare amore la forza che muove l’universo?”. La prima risposta è toccata a un astronauta russo che ha parlato del “Piccolo principe” che sta leggendo nello spazio. “Mi piace quella risposta – ha replicato papa Francesco – è vero che senza amore non è possibile dare la propria vita per qualcun altro, si vede che lei ha capito quel messaggio che Saint-Exeupery spiega tanto poeticamente e che voi russi avete nel sangue, nella vostra tradizione tanto umanistica e tanto religiosa, è bello questo, grazie”. “Questa è una curiosità – ha poi aggiunto il Pontefice – dicono che solo le donne sono curiose ma anche noi siamo curiosi, che cosa vi ha motivato ad essere astronauti? Cosa maggiormente vi dà gioia nel tempo che passate nelle stazione spaziale?”. Hanno risposto al Papa un astronauta russo e uno americano di origine portoricana. Il primo ha ricordato l’esempio del nonno che era uno dei progettisti del primo Sputnik e il secondo del pensiero della creazione e di Dio. “In quella risposta – ha commentato il Pontefice – mi è piaciuto tanto quello che voi due avete detto, lei prima è andato alle proprie radici, è andato dal nonno, e lei che viene dall’America è riuscito a capire che la terra è troppo fragile è un momento che passa, sei chilometri al secondo ha detto il dottor Nespoli, è una cosa fragile, fine, l’atmosfera, tanto capace di fare del male, di distruggersi e lei è andato proprio a guardarla con gli occhi di Dio. Il nonno e Dio, le radici e la nostra speranza e la nostra forza: mai dimenticare le radici, e questo a me fa bene sentirlo, e sentirlo da voi, grazie. “Vorrei fare un’altra domanda, – ha detto ancora papa Francesco – viaggiare nello spazio modifica tante cose che si danno per scontate nella vita quotidiana, ad esempio la idea del ‘su’ e del ‘giù’; vi domando: c’è qualcosa in particolare che vivendo nella stazione spaziale vi ha sorpreso e qualcosa che vi ha colpito proprio perché ha trovato conferma anche lì, in un contesto così diverso?” “Nello spazio – ha risposto un astronauta americano – non c’è più un ‘su’ e un ‘giù’ e per riuscire a capire devo decidere io ove è il ‘su’ e il ‘giù’, stabilire il mio microcosmo con i miei sistemi di riferimento”. “Questa – ha sottolineato il Papa – è una cosa tipicamente umana, la capacità di decidere, la decisione, mi sembra interessante la risposta perché va alle radici umane. Ora per cortesia un’altra domanda: la nostra società è molto individualista, invece nella vita è necessaria la collaborazione, penso tutto il lavoro che c’è dietro una impresa come la vostra; potete darmi qualche esempio significativo della collaborazione vostra nella stazione spaziale?”. Uno degli astronauti ha ricordato che la stazione spaziale è un “grande esempio di collaborazione” perché ogni giorno vi lavorano insieme persone da Usa, Canada, Giappone e nove paesi europei; “abbiamo bisogno – ha spiegato l’astronauta – di rispetto e collaborazione, per ottenere qualcosa che è al di sopra di ognuno di noi”. Questa risposta ha portato il Papa al commento sulla stazione spaziale come “piccolo Palazzo di vetro”. Alla fine Nespoli, “a nome di tutti”, ha ringraziato il Papa per “averci portato più in alto e fatto pensare a cose più grandi di noi”.