Papa Bergoglio è sempre più convinto della bontà dei mezzi di comunicazione di massa che vengono offerti al giorno d’oggi. Il Santo Padre non si sottrae mai ai mass media che possono portare il suo messaggio in tutto il mondo. Proprio per questo motivo, il Sommo Pontefice ha deciso di aderire alla richiesta della tv del Vaticano, Tv2000, di effettuare una chiacchierata informale con
don Marco Pozza, teologo e cappellano del carcere di Padova, che sarà trasmessa nel programma “Padre nostro” in onda su Tv2000 dal 25 ottobre ogni mercoledì alle 21. Da questa unione intellettuale con don Marco è stato pubblicato un libro dal titolo “Padre nostro” di Papa Francesco della casa editrice Rizzoli e la Libreria Editrice Vaticana, in uscita in Italia il 23 novembre.

Ecco le più importanti riflessioni di Bergoglio: «Diciamo di essere cristiani, diciamo di avere un padre, ma viviamo come, non dico come animali, ma come persone che non credono né in Dio né nell’uomo, senza fede, e viviamo anche facendo del male, viviamo non nell’amore ma nell’odio, nella competizione, nelle guerre. È santificato nelle ragazza rapite da Boko Haram? È santificato nei cristiani che lottano fra loro per il potere? È santificato nella vita di quelli che assoldano un sicario per liberarsi di un nemico? È santificato nella vita di coloro che non si curano dei propri figli? No, lì non è santificato il nome di Dio».

«Ci vuole coraggio – afferma il Papa che commenta punto per punto i passaggi della preghiera insegnata da Gesù – per pregare il Padre nostro. Ci vuole coraggio. Dico: mettetevi a dire “papà” e a credere veramente che Dio è il Padre che mi accompagna, mi perdona, mi dà il pane, è attento a tutto ciò che chiedo, mi veste ancora meglio dei fiori di campo. Credere è anche un grande rischio: e se non fosse vero? Osare, osare, ma tutti insieme. Per questo pregare insieme è tanto bello: perché ci aiutiamo l’un l’altro a osare». «Da bambini, a casa, quando il pane cadeva – prosegue il Papa – ci insegnavano a prenderlo subito e baciarlo: non si buttava mai via il pane. Il pane è simbolo di questa unità dell’umanità, è simbolo dell’amore di Dio per te, il Dio che ti dà da mangiare. Quando avanzava, le nonne, le mamme cosa facevano (e fanno)? Lo bagnavano con il latte e ci facevano una torta, qualunque cosa: ma il pane non si butta».

«Una volta – racconta Jorge Mario Bergoglio – è venuta a Buenos Aires l’immagine della Madonna di Fatima e c’era una messa per gli ammalati, in un grande stadio pieno di gente. Io ero già vescovo, sono andato a confessare e ho confessato prima della messa e durante. Alla fine non c’era quasi più gente e io mi sono alzato per andarmene, perché mi aspettava una cresima da un’altra parte. È arrivata però una signora piccolina, semplice, tutta vestita di nero come le contadine del Sud d’Italia quando sono in lutto, ma i suoi splendidi occhi le illuminavano il viso. “Lei vuole confessarsi”, le ho detto, “ma non ha peccati”. La signora era portoghese e mi ha risposto: “Tutti abbiamo peccati…”. “Stia attenta, allora: forse Dio non perdona”. “Dio perdona tutto”, ha sostenuto con sicurezza. “E lei come fa a saperlo?” “Se Dio non perdonasse tutto – è stata la sua risposta – il mondo non esisterebbe”. Avrei voluto dirle: “Ma lei ha studiato alla Gregoriana!”. È la saggezza dei semplici, che sanno di avere un padre che sempre li aspetta».