A Marco Pedde la vita ha sorriso fino ad un certo punto, poi ha deciso di fargli un brutto scherzo. Marco faceva il barista, aveva una compagna di cui era innamorato, un figlio che ora a 12 anni, una famiglia che gli voleva bene e molti amici su cui fare affidamento. Poi nel 2010, dopo alcuni mesi passati nell’angoscia dovuta ad alcuni brutti sintomi, arriva la sentenza: Marco è malato di Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Questo ragazzo di 49 anni però non si è arreso, ha voluto continuare a vivere, viaggiare, sognare. Nella sua condizione cerca di non farsi mancare nulla, tranne una cosa di cui lo Stato italiano continua a negare: il diritto ad avere una sessualità. In una intervista all’Ansa questo fiero uomo sardo ha voluto rilasciare queste dichiarazioni:

“In Italia nonostante la convenzione dell’Onu per i diritti dei disabili alla sessualità, di cui il nostro Paese è firmatario, la legge non è stata ancora applicata”, spiega all’ANSA Marco, denunciando un profondo disagio che, sottolinea, “aumenta la mia disabilità”. “In Italia a differenza di altri Paesi questo è un argomento tabù. Per me non lo è: ne parlo con le mie amiche, con le mie sei sorelle, con la mia anziana madre, con mio figlio di 12 anni, tutti appoggiano la mia battaglia. Il bisogno sessuale – argomenta Marco – deve essere messo alla stregua di qualsiasi altro bisogno per un disabile. Poter accedere al ‘piacere’ fa bene alla mente, ma è indispensabile la figura dell’assistente sessuale: la sessualità non deve essere circoscritta alle mere attività sessuali, ma include l’erotismo, la sensualità e la dimensione affettiva che comporta l’esperienza del contatto fisico. In Italia ci sono persone formate per questo, ma le Asl non assumono le professioniste – racconta ancora – Altri malati come me stanno facendo la battaglia e lo facciamo anche per tutte quelle persone che per motivi diversi non sollevano la voce ma sentono l’esigenza di vedersi riconosciuto questo diritto”.

“Non è facile accettare il passaggio da una condizione di ‘normalità’, quando il tuo corpo ti permette di muoverti in piena autonomia, a una condizione di immobilità fisica dove dipendi totalmente dagli altri”, confessa Marco, che nonostante la tracheotomia riesce ad esprimersi con un filo di voce. Da qualche mese tiene una rubrica sull’Ortobene, il settimanale diocesano di Nuoro, in cui racconta la sua voglia di vivere e di partecipare nonostante tutto. “Il mio spirito di avventura e la ricerca di nuove emozioni mi spingono oltre le barriere architettoniche e culturali. Io non pretendo di vivere nel ‘Paese delle meraviglie’ ma semplicemente in un Paese civile. E il diritto alla sessualità – dice convinto – è semplicemente segno di civiltà”.