Perde il portafoglio e Samuel, un migrante, glielo riporta con documenti e soldi. E lui, Guido Di Fraia, piombinese ma da anni residente a Milano, professore associato di “processi culturali e comunicativi” all’università Iulm, ha voluto rendergli omaggio con una missiva al giornale ilTirreno.it.

“Me ne sono accorto, dopo molti chilometri, sulla strada per Roma dove stavo andando a trovare mio figlio. Sono tornato a cercarlo, ho fatto tutte le telefonate del caso, ma senza successo. Spinto da una sensazione di strana fiducia nel destino, ho lasciato trascorrere la sera e parte della mattina seguente, deciso a fare denuncia nel pomeriggio, quando poco prima di mezzogiorno ricevo una chiamata dai Carabinieri di Venturina. Mi comunicano che il portafoglio era stato portato presso di loro con tutti i documenti e il denaro che avevo quando l’avevo perso».

«A portarglielo era stato Samuel, di cui mi hanno lasciato il numero di telefono. La sera dopo, di ritorno a Milano, sono passato da Venturina per ringraziarlo. E così, una di quelle storie collettive che avevo visto tante volte in televisione, mi si è seduta davanti intrecciandosi con la mia. Samuel è uno dei 70 richiedenti asilo ospitati nel centro di accoglienza, gestito dall’Associazione Homo Diogene di Campiglia Marittima. È nato nel 90 (come mio figlio!) ed è partito dal Ghana, dove fabbricava scarpe, quasi 3 anni fa. Ha trascorso 8 mesi in Libia prima di imbarcarsi ed arrivare nel centro che lo ospita da circa 2 anni. Samuel ha lasciato la moglie (senza lavoro) e tre figli. L’ultimo di 4 mesi quando è partito con la speranza di giungere in Inghilterra, trovare un lavoro, far arrivare la famiglia e avere una vita “normale”. La sua richiesta di asilo è stata rifiutata dalla Commissione Territoriale e così Samuel, dopo aver fatto ricorso, è in attesa in uno stato di sospensione per motivi burocratici, chissà quanto tempo ancora. Mi ha raccontato di aver trovato gli uffici dei Carabinieri chiusi e di dover essere tornato una seconda volta per poter consegnare il portafoglio (e quindi, penso, conservando con sé per ore il denaro e la tentazione di impossessarsene a cui, sono certo, molti di noi non avrebbero resistito). Alla mia domanda sul perché non si fosse tenuto i soldi mi ha risposto, sorridendo: “120 euro finiscono in pochi giorni, l’onestà no”.

Guido prosegue. «Questo è Samuel, ragazzo del Ghana di 27 anni. La sua storia, ascoltata in tv, finirebbe per confondersi con quella di uno dei tanti extracomunitari che, nelle descrizioni populiste della Destra e della Lega “invadono” l’Italia. Ascoltata dalla sua voce commossa e letta insieme al piccolo grande gesto che ha fatto, suona come la storia di un grande uomo che mi sento onorato di aver conosciuto e che vorrei in tutti i modi poter aiutare. Samuel a breve avrà una seconda sentenza rispetto alla sua richiesta di permanenza nel nostro Paese e la responsabile del Centro. mi ha spiegato che se riuscisse a presentarsi al giudizio con un contratto di lavoro attivo, questo potrebbe aiutare molto la sua causa. Non è necessario un impiego a tempo indeterminato, basterebbe anche un contratto di qualche mese. Importante, in questo caso, è che il luogo di lavoro sia in una zona dalla quale lui possa far ritorno la sera al centro che lo ospita (Stazione di Campiglia), altrimenti perderebbe il diritto all’accoglienza. Samuel parla inglese e un po’ italiano (ma si impegnerà a migliorare in questo), ha un’ottima manualità, ed è disposto a fare i lavori più diversi. Ma tra le sue qualità, quella su cui posso davvero spendere la mia parola è l’onestà».