Dei passaggi davvero clamorosi, relativi al rapimento e alla prematura morte della giovane ginnasta  Yara Gambirasio, sono scritte nelle motivazioni della sentenza con cui la corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna all’ergastolo per Massimo Giuseppe Bossetti. il muratore di Mappello, condannato all’ergastolo.

Secondo i giudici, quel pomeriggio drammatico, “stava bighellonando senza gran costrutto e non voleva evidentemente tornare subito a casa dove lo aspettavano i solito incombenti familiari” e l’uscita dalla palestra di alcune ragazze “deve aver esercitato su di lui un indubbio richiamo”.

Senza contare che il muratore provava un “insistente e perdurante interesse per le adolescenti in era puberale”. Bossetti aveva anche “pulsioni sessuali così intense” da manifestarle in una serie di lettere a una detenuta del carcere di Bergamo, Gina, che non aveva mai incontrato di persona. Inoltre “Bossetti aveva litigato con la moglie” all’epoca del delitto e “evidentemente non in quel periodo non aveva rapporti sessuali” con lei. Yara per i giudici “è sparita mentre stava andando a piedi a casa” dopo essere uscita dalla palestra “dopo essere stata aggredita è fatta salire su un mezzo di trasporto con la costrizione e con l’inganno”.

 

La corte, infine, sottolinea come Yara fosse solita fare la strada “sotto i lampioni” per tornare a casa dopo gli allenamenti. E questo avvalora la tesi di un’aggressione a carattere sessuale, che sarebbe scattata mentre Bossetti osservava le ragazzine che uscivano dalla palestra. Circostanze che “convergono nell’indicare il muratore Bossetti come la persona che si aggirava, a bordo del suo autocarro cassonato, in quei momenti nei pressi della palestra”.