Il 75 per cento degli stupri avviene in famiglia. Viviamo in un mondo tecnologico, avanzato, ma per certi versi ancora legato ad un maschilismo di ritorno impressionante. E, come sappiamo e leggiamo dai dati, in 9 casi su 10 gli stupri non vengono denunciati. E questo succede per il terrore che i maschi incutono nelle loro vittime, per la paura di rappresaglie e, per timore della stessa famiglia che non vuole nessun clamore mediatico. Fatto sta che nell’arco di sole 24 ore ne nostro Paese vengono violentate dalle 9 alle 11 donne. È successo più spesso tra il 2012 e il 2013 (alla fine dell’anno i casi denunciati furono quasi 5mila), un po’ meno tra il 2013 e il 2014 (4.607), ancora meno l’anno successivo (3.624). Il confronto tra il 2017 e il 2016 non riserva per ora sorprese: da gennaio a luglio dell’anno scorso il Viminale aveva registrato 2.345 violenze sessuali, che sono scese a 2.333 quest’anno.

La presidente di Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, intervistata su questoa argomento ha così commentato: «È su questo fronte che serve l’attenzione e l’impegno di tutti, attraverso politiche e interventi strutturali e non emergenziali». La stessa Moscatelli tre anni or sono, in occasione dello stupro di una violenza perpetrata ai danni di una dottoressa di turno in guardia medica come quello avvenuto a Catania, aveva già chiesto misure immediate d’intervento: «È un buon esempio di come manchi lungimiranza negli interventi da adottare. Allora avevamo chiesto con insistenza una cosa semplicissima: che nessuna donna resti sola, di notte, a coprire un servizio pubblico ». Oggi, «subito – continua – servono più controlli nelle città, più sostegno ai centri che si occupano di violenza, più prevenzione e cultura nelle scuole». Dello stesso parere Titti Carrano, fondatrice della Rete dei Centri antiviolenza Dire (oltre 70 strutture in tutta Italia, che ogni anno accolgono 16mila vittime): «Bene che si ricordi, complici i terribili fatti di cronaca, che l’orrore dello stupro esiste – fa notare –. Fondamentale che alla riflessione si aggiungano i femminicidi, gli abusi fisici e psicologici di ogni tipo a cui le donne sono sottoposte quotidianamente e che con gli stupri condividono la radice comune contro cui dobbiamo combattere: quella della violenza di genere».

Il governo si è impegnato a promulgare leggi più severe. La Lega ora chiede «la castrazione chimica e la galera », il Movimento 5 stelle col sindaco di Roma Virginia Raggi «leggi speciali». Speriamo si muova qualcosa.