striscia la notizia

Mikaela Neaze Silva, la velina bionda di Striscia la Notizia, bersaglio di insulti razzisti sul web, ai microfoni de La Repubblica spiega perché andrebbe alla manifestazione dello ius soli.

Lo sciopero della fame? Un atto di coraggio, certo. Ma io scenderei in piazza… Per la battaglia dello ius soli servirebbe una bella manifestazione di piazza, e io ci andrei molto volentieri”.
“Io non vengo considerata italiana, pur vivendo qui dall’età di 6 anni. Ho fatto ben tre cicli di scuola, fino alla maturità, e aspetto ancora di avere la cittadinanza. Ho fatto la domanda, e spero che arrivi presto il documento. In più, sono molto stanca dei molti attacchi che ho subito, quando Striscia ha annunciato che sarei stata la velina bionda. Hanno detto che, con tutte le ragazze italiane che c’erano, proprio me, un’africana! dovevano andare a prendere”.
Sullo ius soli dice: “Sì, ma secondo me bisognerebbe parlare più correttamente di ius culturae. Vede, un bambino, come sono stata io, cresciuta in Italia, ha assorbito la cultura italiana, per forza di cose. Ha studiato qui, assieme a compagni italiani, ha acquisito una mentalità italiana. Dunque, è giusto che gli venga riconosciuta l’italianità. Quando sono all’estero, io mi dichiaro italiana, e i miei nuovi amici stranieri riconoscono in me un’italiana”.
Padre angolano e madre afghana, Mikaela è arrivata in Italia nel 2000. Già all’epoca era bersagliata da insulti razzisti.
“Perché ero ‘negra’. Ma i miei compagni di classe evidentemente avevano assorbito una cultura diversa dalla mia, più aggressiva verso il diverso. E poi avevano sbagliato a presentarmi. La maestra aveva detto ‘bambini, arriverà una nuova compagna, è russa’. Quando mi hanno visto, un ragazzino schifato mi ha detto ‘tu non sei russa, i russi non sono di colore, tu dici le bugie’. Poi mi escludevano dai giochi, così una volta mi sono arrabbiata e ho rotto dei vasi di piante. Poi ho cominciato a fare amicizia e il problema della pelle è sparito. Io – continua – mi definisco finta bianca e finta nera. La pelle peraltro è chiara”.

E conclude: “Gli italiani non sono razzisti. Però molti non sanno affrontare una società multietnica, che è già nelle cose. I politici, pure. Inadeguati. Molti italiani hanno paura del diverso, si sentono in pericolo. Non gliene faccio una colpa. Però attenzione. L’ignaranza porta alla violenza, ai commenti razzisti sui social. A quelli che parlano di razza ariana, 72 anni dopo la fine del nazismo”.