Uccide la fidanzata e dopo due mesi viene mandato agli arresti domiciliari. Questa è l’incredibile storia tutta italiana che dobbiamo nuovamente raccontare in totale e completo imbarazzo. Lei si chiamava Nadia Orlando, era una giovane e bellissima ragazza di 21 anni e, da qualche mese si era fidanzato con Francesco Mazzaniga, 36 enne, di 15 anni più grande di lei. A distanza di neanche due mesi da quando si è dichiarato responsabile dell’assassinio della ex compagna, il Tribunale del riesame ha stabilito che l’individuo non è pericoloso e può aspettare gli esiti del processo comodamente e tranquillamente da casa sua. Quindi il detenuto è stato scarcerato dalla casa circondariale di Pordenone dove era rinchiuso dal 2 settembre, poco dopo le proteste scaturite dagli stessi detenuti del carcere di via Spalato. A nulla è valsa l’indignazione popolare per una misura così morbida nei confronti di quello che è un reoconfesso. E a nulla sono valse le 64mila firme raccolte fino ad oggi sulla piattaforma Change.org. «In attesa del processo – spiegava la petizione – le pene per questi reati devono essere esemplari ed è necessario che la Giustizia italiana sia in prima linea contro il femminicidio. Ogni tre giorni muore una ragazza in Italia, dobbiamo arrestare questo dramma».

Purtroppo, come capita spesso in questi casi, i segnali che il Mazzaniga non era affatto una persona tranquilla si erano già avuti prima del delitto. Un cugino della famiglia della vittima ha raccontato che: «Il papà di Nadia pochi giorni fa mi ha riferito il suo timore per questo fidanzato che aveva descritto come possessivo e geloso». C’era qualcosa che non andava nella coppia: «Si era perfino commosso alle lacrime non sapendo come risolvere la situazione, dopo che la figlia gli aveva confidato il proprio disagio».