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Totò Martello, sindaco di Lampedusa e Linosa, dopo essere stato accusato di razzismo per aver chiesto la chiusura (centro di prima accoglienza e identificazione, ndr).

Il primo cittadino di Lampedusa ha così spiegato in una lettera il cui testo è stato pubblicato da Libero le ragioni alla base della sua richiesta.

“«Chiudere il Centro di accoglienza di Lampedusa»: sapevo che pronunciando queste parole avrei creato un “caso”, che mi sarei attirato critiche e apprezzamenti, sguardi di indignazione e messaggi di incoraggiamento. Ma era l’ unico modo per accendere i riflettori su quello che da alcune settimane sta avvenendo nella nostra isola: in troppe occasioni i migranti sbarcano, vengono soccorsi ed accolti, e subito dopo vengono lasciati liberi di muoversi come vogliono senza che nessuno intervenga per verificare se soggiornano o meno all’ interno del Centro.
Se qualcuno vuole speculare sulle mie parole è libero di farlo, ma qui il tema non è né il razzismo né l’ intolleranza: il punto è il rispetto dell’ ordine pubblico e delle regole.
Un rispetto che non può valere solo per i lampedusani, mentre chiunque altro viene lasciato libero di agire come vuole. Se un cittadino italiano avesse fatto quello che ho visto fare a molti migranti giunti sull’ isola in queste settimane (vagabondare e ubriacarsi per il centro cittadino, importunare passanti, utilizzare le strade come fossero toilette a cielo aperto) e avessi chiesto l’ intervento delle forze dell’ ordine, nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare. Purtroppo però devo constatare che chiedere che anche i migranti rispettino le stesse regole che valgono per i lampedusani e per gli altri cittadini italiani, secondo qualcuno significa essere «razzista» se non addirittura «terrorista». Chi parla così vive in un mondo capovolto: un terrorista è colui il quale sovverte l’ ordine pubblico, non chi chiede che venga rispettato.
Lampedusa è stata, è, ed intende continuare ad essere un’ isola di accoglienza: è mio dovere però chiedere che l’ accoglienza sia organizzata all’interno di un contesto di regole di ordine pubblico e di decoro. È quello che un sindaco deve fare, anche a costo di risultare “scomodo” e di vedere utilizzate e strumentalizzate le proprie affermazioni da parte di chi, in malafede, non ha a cuore né il bene dei migranti né il bene di Lampedusa”.