Stavano progettandoo una strage senza precedenti nel nostro Paese. La solita azione che doveva compiere  un commando suicida islamico formato da 5 elementi  che volevano farsi esplodere al Colosseo quando nello stesso momento, l’altro obbiettivo scelto a Roma doveva avvenire alla Stazione Termini. Due piani per terrorizzare il nostro paese sinora lasciato in pace dall’Isis. 

Il quotidiano il Tempo, attraverso le sue pagine on line, ha raccontato quello che poteva accadere. Si fa riferimento, anzi – scrive il  quotidiano romano– anche a un supervisore della realizzazione degli attentati, un uomo dell’Ufficio Operazioni esterne dello Stato Islamico nella provincia di Dayzaz-Zahr, in Siria, a conoscenza delle identità dei membri della cellula suicida in Italia». Una figura apicale responsabile della comunicazione con tutti i giovani componenti di cellule che fanno riferimento ai miliziani dello Stato Islamico sparsi nel cuore del vecchio continente: lo stesso – a quanto risulta dal lavoro d’intelligence ricostruito sul caso dai servizi giornalistici del quotidiano romano – «ad aver veicolato istruzioni agli individui di base in Italia e ad aver reclutato combattenti stranieri in Europa». Un reclutatore di combattenti stranieri in grado di selezionare, far addestrare in Siria e poi rispedire in Europa mine vaganti pronte al martirio in qualunque momento, in qualunque luogo.