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Nella scorsa puntata di Porta a Porta, Bruno Vespa si è occupato dello Stupro di Firenze. Ai microfoni della trasmissione di Raiuno, il ministro della Difesa ha commentato così la gravità di quanto accaduto:

Si tratta di comportamenti gravissimi, che vanno contro le regole e contro l’etica stessa dell’Arma: non ci sono attenuanti, non si può restare nell’Arma dopo essersi comportati in questo modo” – ha dichiarato la Pinotti che ha poi aggiunto – “Non posso anticipare l’esito della Commissione interna ma a mio giudizio sono atti talmente gravi che bisogna andare oltre la sospensione, che pure è un atto importante”.

Su Facebook, poi, Roberta Pinotti ha scritto: “Considero la violenza sulle donne di una gravità inaudita. Ma la violenza commessa da due persone che portano una divisa, una divisa che deve rassicurare e proteggere, è ancora più grave. Provo amarezza come donna, come madre di due figlie e come responsabile istituzionale di di un’Arma così importante e gloriosa. Ogni giorno 110 mila carabinieri svolgono il proprio lavoro nelle stazioni, nelle radio mobili, nelle unità investigative e nelle missioni all’estero, spesso mettendo a rischio la propria vita. E due persone non devono e non possono infangare un nome degno di onore. Ho chiesto e concordato subito con il Comandante Generale massima severità e celerità nei confronti dei due carabinieri, anche senza attendere gli esisti giudiziari. La sospensione è già un atto importante, ma credo si debba andare oltre”.

Durissime anche le dichiarazioni del generale Maurizio Stefanizzi, del Reparto Relazioni esterne: “L’Arma ha agito con il massimo della tempestività, visto che il provvedimento della sospensione, che pure ha natura cautelare, è arrivato già sabato in considerazione dell’eccezionale gravità dei fatti contestati. Ma l’inchiesta disciplinare ha i suoi tempi – ha precisato Stefanizzi come si legge su Libero – e il lavoro dell’apposita Commissione di disciplina interna può portare all’assoluzione, alla sospensione o all’allontanamento dall’Arma ovvero alla perdita del grado per rimozione che in un impiego civile equivale al licenziamento”.