Terroristi islamici: niente carcere, vanno reintegrati

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Niente carcere per i terroristi islamici che decidono di tornare a casa. E’ la decisione del ministro della Cultura Alice Bah Kuhnke, figlia di un immigrato del Gambia e di una donna svedese. Secondo il ministro, chi ha militato tra le fila dell’Isis non deve andare in carcere ma dev’essere «reinserito nella società democratica».

La Svezia non è l’unica nazione a muoversi in questa direzione. Anche Gilles de Kerchove, l’euro burocrate belga è favorevole al reinserimento dei militanti dell’Isis nella società. Kerchove è sicuro che chi ha militato nell’Isis possa essere d’aiuto raccontando ciò che accade.

«Possono raccontare – sostiene Kerchove – quello che hanno passato, spiegare che pensavano di seguire una nobile idea, ma si sono imbattuti in persone violente o che abusavano sessualmente di altre».

Tuttavia, si tratta di una possibilità di difficile attuazione. Secondo una ricerca condotta dall’antropologo americano Scott Atran intervistando numerosi prigionieri dell’Isis, i militanti sono mossi da una profonda convinzione nei valori religiosi e difficilmente si pentono rivelando ciò che accade nelle fila dell’Isis.

Il reinserimento dei terroristi dell’Isis nella società, dunque, rischia di trasformarsi in una guerra interna.

 

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