Massimo Giletti scatenato contro la Rai, politici e manager: “L’Italia è un Paese assurdo”

0

massimo giletti

Massimo Giletti è un fiume in piena ai microfoni di Radio Cusano Campus, come si legge su Libero Quotidiano. Il conduttore ha sferrato delle frecciatine al veleno nei confronti di alcuni personaggi di spicco dell’Italia.

Giletti, in primis, si è schierato accanto alle forze dell’ordine attaccando chi ha puntato il dito contro la polizia dopo lo sgombero del palazzo di Eritrei a Roma. “Questo è un Paese dove ogni tanto qualcuno cerca di far rispettare le regole e passa dalla parte di quelli che fanno soprusi, non essendo più ormai abituati – attacca Giletti -. Sembra che in Italia si abbiano solo diritti e nessun dovere e invece tutti noi siamo parte dello Stato, se ciascuno di noi nel proprio piccolo facesse il proprio dovere le cose andrebbero meglio. Vedere attaccata la Polizia in questi giorni perché ha fatto rispettare la legge mi sembra un cortocircuito dal quale sarà difficile uscire”.

Attacco anche ai manager italiani, pagati a peso d’oro per pochi anni di lavoro: “Ora  In Italia servirebbero più personaggi tipo Olivetti, un mecenate di grande lungimiranza. Vedo manager che prendono liquidazioni pazzesche dopo aver diretto un’azienda per un anno o due… Secondo me servirebbero meno manager di questo tipo e più persone come Olivetti”.

Prossimo a condurre la sua Arena su La7, dopo il divorzio della Rai, Massimo Giletti spiega: “Sono ancora in una fase di incontri e di decisioni che dobbiamo prendere. Non ho più voglia di parlarne, ho già detto che in una tv pubblica normale un programma che fa 4 milioni non viene chiuso. Poi sono scelte di un Direttore Generale che sarà responsabile di quello che farà e verrà chiamato più in là da qualcuno a dire perché, la verità. Chi ha deciso sa perché lo ha fatto. Avrà avuto qualcuno che gli ha detto di farlo oppure ha deciso lui, non mi interessa, non ho più voglia di parlare di questa vicenda, di una decisione che non ha senso. Le mie energie sono finalizzate a fare un programma nuovo in una tv in cui sto entrando in punta di piedi”.

Infine, chiude così: “Non basta avere un canone per essere servizio pubblico, è evidente che c’è qualcosa che non torna. Sono contento di far parte di una televisione in cui si ha rispetto della libertà. Mi ero illuso, forse, che fare 4 milioni di spettatori garantisse una certa libertà anche in questo futuro prossimo, vicino alle elezioni. Evidentemente mi ero sbagliato”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui