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E’ ancora sotto choc l’autista di Parma che, nei giorni scorsi, è stato aggredito da un gruppo di immigrati durante il suo turno di lavoro.

G.P è stato aggredito, minacciato e insultato e per difendersi si è asserragliato nel bus in attesa delle forze dell’ordine. L’uomo ha deciso di raccontare l’accaduto ai microfoni de Il Giornale.

L’uomo racconta di essere stato aggredito da un gruppo di immigrati formato da circa 15-20 persone. Dopo averlo immobilizzato e circondato, hanno cominciato ad insultarlo e picchiarlo. L’uomo è poi riuscito a chiudersi nell’autobus e con il cellulare ha ripreso tutta la scena, ma cosa ha scaturito la reazione violenta?

Forse se la sono presa perché provavo a farli spostare dalla banchina. Quando sono arrivato erano seduti in mezzo alla piazzola di sosta a bivaccare. Ho suonato il clacson, ma non si muovevano. Allora ho cercato di evitarli con alcune manovre e sono andati su tutte le furie. Loro dicono che andavo forte, ma per entrare in quella corsia devo fare manovra, è impossibile arrivare veloce” – racconta l’uomo che ha scatenato ancora di più la rabbia degli immigrati girando il video – “Ho fatto quel video per tutelarmi. Perché temevo che l’azienda mi facesse pagare i danni al bus. Ho visto che tiravano calci all’autobus e così ho ripreso la scena per cercare di identificare qualcuno di loro, sennò l’azienda fa pagare me”.

“Ero convinto che mi ammazzassero. Ero lì, a terra, pensavo: ‘Ora mi uccidono’. Io sono abbastanza forte, ho cercato di difendermi e bloccargli le mani. Guardi che quello che mi ha aggredito era bello alto. Fanno paura. Io sono robusto, ma se al mio posto ci fosse stato un collega meno forte, ora sarebbe morto” – ha spiegato per poi aggiungere che lunedì scorso era accaduto qualcosa di simile – “Lunedì, sempre intorno alle 18.30, sono arrivato in autostazione ed erano in mezzo alla strada. Ho suonato per spostarli e loro hanno iniziato a picchiare contro l’autobus tirando anche i sassi. Per fortuna non avevo gente da caricare in quella fermata e sono scappato”.