Nella rossa Ferrara le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari vengono rinnovate ogni 18 mesi e tra i nomi che si leggono gli italiani sono veramente pochi.

Per i criteri stabiliti dalla Regione Emilia Romagna e per i requisiti di punteggio stabiliti dal comune gli italiani risultano essere il fanalino di coda. Eppure, di persone bisognose ce ne sono, eccome.

I connazionali sono solo 14 sui primi 55 posti, meno di 40 nei primi cento; e se si considera la totalità, 590 richiedenti, gli stranieri si aggiudicano circa il 60% degli alloggi disponibili.

Come spiega il consigliere comunale Matteo Fornasini già ora su 6000 alloggi di edilizia popolare il 27/28 per cento risulta assegnato a stranieri, e il trend è destinato ad essere questo e, anzi, ad aumentare sempre più.

Come riporta ilgiornale.it, un dato di questo tipo spinge a parlare, a ragione, di “discriminazione contro gli italiani” quando la popolazione straniera a Ferrara rappresenta meno del 10% degli abitanti.

Con il turn over degli alloggi anche questo giro verranno assegnati circa 70/80 alloggi e solo una manciata di questi verranno assegnati a famiglie italiane in difficoltà che avrebbero, comunque, qualche diritto anche solo per il fatto di aver pagato le tasse al comune di Ferrara per tutti questi anni.

Le case popolari sono state costruite grazie ai soldi dei contribuenti che poi, nel momento del bisogno, non vedono riconosciuta loro un minimo di gratitudine sotto forma di punteggio.

Continua Fornasini: “E’ una vera assurdità a ben pensarci; avevamo richiesto in consiglio di aggiungere tra i criteri di assegnazione del punteggio un tot per ogni anno di residenza rispetto ai tre previsti dalla normativa proprio per andare incontro ad esigenze di questo tipo”. Un criterio valido per tutti, comunque, non solo per gli italiani, ma che è stato bocciato dalla maggioranza.

Vista la situazione ci si ritrova così con ferraresi con la pensione minima che non riescono ad accedere alla graduatoria e sono esclusi dalle case popolari e e con famiglie di migranti, spesso numerose e con figli a carico, che si ritrovano ai posti alti della graduatoria.

“La case popolari vanno a chi ha bisogno – aggiunge Fornasini – ma mi sento di dire che anche chi ha contribuito a costruirle ha dei diritti. C’è molto malcontento in città e ci sono 200 famiglie ferraresi che hanno le stesse necessità degli altri. Forse bisognerebbe cominciare da loro”.