Gli italiani si ribellano, esasperati dall’invasione. Nel Messinese, in particolare nel comprensorio dei Nebrodi, non si ferma la protesta di cittadini e sindaci, che ieri hanno dato vita a un’assemblea nel Comune di Castell’Umberto, al centro della clamorosa protesta avviata dal sindaco Vincenzo Lionetto Civa dopo l’arrivo di 50 presunti profughi alloggiati in un ex albergo nel territorio di Sinagra.

La mobilitazione, dopo le barricate dei giorni scorsi, non si ferma. Civa annuncia un presidio pacifico permanente, “una presenza costante”, davanti all’hotel Canguro: “né blocchi, né barricate, ma vogliamo tenere accesi i fari sulla questione. Non siamo contro l’accoglienza, ma questa deve avvenire in strutture idonee e in modo condiviso”. Siamo alle solite. Il governo PD agevola l’immigrazione incontrollata, quindi ordina ai prefetti di piazzare con la forza richiedenti asilo qua e là, senza alcun progetto reale di integrazione e calpestando le volontà dei territori. Per di più in terre dove disoccupazione e disagio sociale restano ferite aperte.

Giovedì a mezzogiorno, con molta calma, il prefetto (o la prefetta, ora si dice la prefetta?) Francesca Ferrandino in uno slancio di magnanimità e generosità inaudita incontrerà i 45 sindaci dell’area nebroidea. Che efficienza, che tempismo, che capacità di programmazione, che fulgido esempio di collaborazione istituzionale e rispetto delle comunità locali. Al solito, siamo in buone mani. Ora e sempre viva i prefetti (e le prefette).