Nel giorno del ricordo della strage di via D’Amelio, i carabinieri del Ros e quelli del Comando Provinciale di Palermo e Trapani hanno inferto un duro colpo alla mafia.

Come riportato da tg24.sky.it, sono stati confiscati beni al boss Salvatore Riina e ai suoi familiari beni per un valore di 1,5 milioni di euro e, in una diversa operazione, sono state emesse 34 misure cautelari nei confronti della cosca di Brancaccio.

Una società, una villa, 38 rapporti bancari e numerosi terreni: questo il “bottino” confiscato al boss corleonese. E’ stato possibile arrivare a ciò partendo dalle dichiarazioni dei redditi presentate negli anni dal boss e dai familiari da cui si è potuto facilmente ipotizzare l’uso di mezzi e risorse illeciti.

“Anche malato, vecchio ed in carcere – spiegano le forze dell’ordine – Riina è riuscito a gestire egregiamente e ad imporre il proprio volere non solo a Corleone, ma anche negli assetti generali di Cosa nostra”.

Il colpo di grazia arriva però con l’operazione portata a termine da Polizia e Guardia di Finanza di Palermo e con l’emissione di 34 custodie cautelari nei confronti di malavitosi del clan di Brancaccio.

Le autorità hanno, inoltre, sequestrato numerose aziende per un valore di circa 60 milioni di euro. Tra gli elementi di spicco Pietro Tagliavia, capo del mandamento mafioso di Brancaccio e della famiglia di “Corso dei Mille”, insieme al fratello di Giovanni Lo Porto, operatore umanitario sequestrato nel 2012 da Al Quaeda e poi assassinato nel 2015 durante un’operazione antiterrorismo degli Usa.