Paolo Capone è il segretario generale del sindacato UGL, uno dei pochi in Italia che non ha paura di far sentire la propria voce e di metterci la faccia quando si tratta di difendere gli interessi degli italiani e delle classi più deboli. In merito alla tanto discussa legge sullo Ius Soli, finalmente ritirata dal governo, Capone in una nota ha tenuto ad evidenziare quanto la maggioranza si perda in questioni non prioritarie, perdendo di vista il focus sulla crisi economica in cui versa il nostro Paese e milioni di cittadini ormai al collasso.

“La Legge introdotta nel 1992 va bene così com’è, non c’è bisogno di apportare ulteriori modifiche. La cittadinanza non dipende dal luogo in cui si nasce ma dalle proprie origini. Sono convinto che gli stessi migranti siano orgogliosi di appartenere ai Paesi da cui provengono, oltretutto non credo sia opportuno incentivare l’accoglienza in Italia”.

“Purtroppo la situazione è al collasso, le nostre coste sono diventate un rifugio a cielo aperto per tutti quelli che sperano in una vita migliore. Solo nel 2017 sono stati registrati 83mila ingressi, provenienti principalmente dalla Nigeria e dall’Eritrea, numeri destinati a crescere. La modifica alla legge sulla cittadinanza – denuncia Capone – andrebbe ad aggravare la precarietà attuale del nostro Paese. Inoltre, quando si parla del futuro dell’Italia e di come la immaginiamo tra 20 anni, non si può minimamente pensare di offrire ulteriori diritti e privilegi solo perché si è nati nel bel paese”.

Come al solito, il finto buonismo del Pd e dei renziani rischia di mettere in ginocchio l’Italia, senza contare che il Governo dovrebbe curare gli interessi dei propri cittadini, stretti dalla morsa della crisi. Infatti – ricorda Capone – i dati sulla disoccupazione in Italia dimostrano come oltre 3 milioni di persone senza lavoro arrivano con difficoltà a fine mese. Eppure si discute su come farsi carico di altri grossi problemi, provenienti dal Mediterraneo. In tutto questo, per gestire i flussi migratori il Governo deve chiedere solidarietà, anche finanziaria, all’Unione Europea. Con i continui sbarchi, incentiviamo solo gli scafisti e la tratta degli schiavi, i clandestini, i morti in mare – conclude il segretario generale Ugl – mentre resterà ben poco dell’Italia e di noi italiani”.

In realtà anche l’attuale legge introdotta nel ’92 – guarda il caso anche allora, come vorrebbero fare adesso, da un parlamento delegittimato – non va bene, visto che l’anno scorso circa 200mila non italiani sono diventati italiani di carta. Ovviamente è nulla in confronto a cosa accadrebbe con lo ius soli, ma non di meno, una volta scampato il pericolo, il prossimo governo dovrà restringere le maglie.